Qualche giorno fa il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, ha invocato un colpo di reni del Paese per spingere la crescita ed uscire dal pantano degli zero virgola di Pil. Un auspicio che non può non essere condiviso da tutti, considerato che quando l’economia viaggia ci sono più risorse per il welfare, aumentano i salari, il sistema pensionistico diventa più sostenibile e i conti pubblici tornano in ordine. Lo stesso Panetta, però, ha riconosciuto che l’Italia è in buona salute, che le imprese hanno una buona scorta di liquidità, che le promozioni delle agenzie di rating portano benefici concreti e che i dazi non metteranno in ginocchio il made in Italy.
Ottimismo mal riposto, secondo gufi e declinisti, che quando l’Istat ha certificato il Pil piatto nel terzo trimestre hanno immediatamente riavviato la litania dell’Italia che non cresce e del baratro a pochi passi. Con buona pace della narrazione iettatoria di opposizioni e sindacati, la realtà è che l’Italia negli ultimi anni se l’è cavata meglio dei suoi compagni di viaggio, e chi ha un minimo di memoria o più semplicemente sa come chiedere qualche informazione all’IA dei motori di ricerca sa che non si tratta di un fenomeno così banale.








