Negli ultimi decenni, l'Italia ha vissuto una stagnazione quasi strutturale della sua crescita economica, con il Mezzogiorno relegato a un ruolo marginale nello sviluppo nazionale. Oggi, come ha osservato due giorni fa a Messina, Fabio Panetta, Governatore della Banca d'Italia, «ci sono segnali importanti, che lasciano sperare nella possibile ripresa del processo di convergenza interrottosi ormai da mezzo secolo». Ma cosa significa, in termini concreti, «processo di convergenza»?
Il Governatore si riferisce alla riduzione dei divari di reddito e produttività tra aree. Nel caso italiano, mezzo secolo fa, il Pil pro capite delle regioni meridionali era inferiore del 40-45% rispetto alla media del Centro-Nord, un divario che in valori assoluti rappresentava diverse migliaia di lire pro capite dell'epoca. Il diverso strutturale aveva radici storiche: specializzazione produttiva limitata, infrastrutture carenti e un capitale umano meno evoluto rispetto al resto del paese.
Oggi, le dinamiche sembrano leggermente cambiate. Dopo la pandemia, le regioni meridionali hanno registrato una crescita del Pil di quasi l'8% nel periodo 2020-2024, superando di oltre 2 punti percentuali quella del Centro-Nord. In termini pro capite, l'incremento supera il 10%, quasi il doppio di quello del Nord. Anche l'occupazione ha mostrato progressi significativi: +6% al Sud, più del doppio rispetto al Centro-Nord.









