L’Italia reagisce bene alle crisi, si sa. Ma poi perde colpi nel confronto con il resto dei paesi industrializzati: la «produttività ristagna da un quarto di secolo; la capacità di innovare resta distante dai paesi alla frontiera tecnologica. Questi freni alla crescita si traducono in una dinamica dei redditi e dei salari persistentemente debole, che da tempo limita le scelte e le prospettive delle persone, soprattutto delle donne e dei giovani». Per il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, quindi bisogna partire dai giovani (e dalla maggiore partecipazione femminile al mondo del lavoro) per ridare slancio ad un’economia che si è indebolita, e sconta gli storici nodi strutturali: «Occorre uno sviluppo basato su investimenti, innovazione e produttività, in grado di sostenere salari più elevati e migliori prospettive di lavoro. Lo impongono le trasformazioni dell’economia mondiale. Lo rende necessario il vincolo demografico di un paese che invecchia rapidamente e in cui i giovani che entrano nel mercato del lavoro saranno sempre meno numerosi».
Un decimo dei giovani laureati italiani si è trasferito all’estero, soprattutto ingegneri e informatici
Panetta parla all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina, e quindi partiamo dai giovani. «Il basso rendimento della formazione universitaria in Italia spinge un numero crescente di giovani laureati a emigrare all’estero, un fenomeno che interessa anche il Nord del Paese. Negli anni più recenti, circa un decimo dei giovani laureati italiani si è trasferito all’estero, con incidenze più elevate tra ingegneri e informatici, figure professionali per le quali le imprese italiane segnalano una crescente carenza» dice il governatore. E fa dei numeri emblematici: «Un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80 per cento in più di un coetaneo italiano, mentre il differenziale rispetto alla Francia è del 30 per cento. Si tratta di divari che si sono ampliati nel corso degli anni. Ma le differenze retributive non sono l’unica determinante della scelta di lasciare l’Italia. I giovani laureati si spostano alla ricerca di ambienti di lavoro in cui il merito sia pienamente riconosciuto attraverso contratti stabili, impieghi coerenti con le competenze e percorsi di carriera più dinamici». A queste motivazioni si aggiungono spesso preferenze per contesti sociali ritenuti più attrattivi, così come la naturale curiosità verso mondi e stili di vita diversi da quelli di origine: «Questa perdita non è compensata dall’arrivo di giovani stranieri con un analogo livello di qualificazione». Quindi un messaggio è chiaro: «Un sostegno mirato alle famiglie e all’istruzione genera elevati ritorni economici e sociali».








