«Se non aumentiamo il valore dell’ora di lavoro, l’Italia non riuscirà né a trattenere i giovani né a garantire servizi adeguati a una società che invecchia». Dal palco dell’Alfabeto del Futuro, organizzato da La Stampa, Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, parte da qui per leggere una fase cruciale per il Paese: declino demografico, produttività stagnante, manovra di bilancio, ruolo delle banche e sfide europee. Il filo conduttore resta uno: dare ai giovani italiani condizioni reali per costruire il futuro.
La professoressa Elsa Fornero ha descritto un Paese che invecchia e rischia il declino. Lei condivide il suo impianto?
«Assolutamente sì. La popolazione diminuisce e la vita si allunga: la quota di anziani cresce, quella dei giovani si riduce. È una dinamica che rende la società fragile e che non si può invertire rapidamente. Dobbiamo usare al meglio le persone che abbiamo, con l’attuale struttura demografica, e contemporaneamente costruire il futuro. Ai giovani occorre offrire opportunità credibili e attrattive. Oggi non lo facciamo abbastanza. Servono sostegno agli studi, prospettive professionali chiare, servizi adeguati. Qui le banche possono dare un contributo concreto».







