L’economia di Eurolandia arranca, mentre l’Italia sorprende e accelera. A maggio, l’attività privata nella zona euro ha continuato a espandersi, ma con il passo più lento da febbraio. A frenare la crescita è stata la persistente debolezza della domanda interna ed esterna, che ha pesato sugli ordini, sulla produzione e sulla fiducia delle imprese. Tuttavia, in questo quadro opaco, l’Italia si distingue come l’eccezione più brillante e registra la crescita più rapida del settore privato in oltre tredici mesi.
In Europa l’Indice Pmi della produzione composita – che comprende manifattura e servizi, ovvero ben oltre il 90% del mondo imprenditoriale - è sceso da 50,4 di aprile a 50,2 a maggio. Un dato che, pur indicando ancora espansione (sopra il 50), lo fa in modo marginale e sottolinea l’affanno dell’intera area. Il settore terziario ha addirittura registrato una contrazione, la prima da novembre 2024, lasciando al manifatturiero il compito di trainare l’attività economica, sebbene con fatica. Il problema principale continua a essere la scarsità di nuovi ordini, sia interni che esteri, con il trentanovesimo calo consecutivo da parte della domanda internazionale.
Tra le grandi economie dell’area euro, solo l’Italia e con minore intensità la Spagna hanno registrato una crescita della produzione privata. In particolare, il nostro Paese ha mostrato un’espansione più robusta, con l’indice composito salito a 52,5, il valore più alto da oltre un anno. A sostenere la performance tricolore è stato l’allineamento positivo dei due principali comparti economici: manifatturiero e terziario. Se il primo ha finalmente riagguantato un livello di crescita, il secondo ha mantenuto un andamento sostenuto, rafforzando l’occupazione e contribuendo alla riduzione del lavoro arretrato.








