L’accentuarsi del rischio di una mini recessione in Italia, viste le previsioni dell’Ocse sull’area euro, con il dimezzamento della crescita del Pil, che per noi significherebbe crescita zero, porta a far risalire ai primi posti dei bisogni socioeconomici il problema del basso reddito del lavoro dipendente, di quello non soggetto a contrattazione nazionale, che riguarda circa un quarto di tutti i lavoratori, ma anche di quello del micro lavoro autonomo, che interessa oltre i due terzi delle partite Iva. Il reddito medio annuo lordo di un lavoratore dipendente nel 2025 si attesta indicativamente tra i 30 e i 35mila euro. Il netto mensile medio, si aggira intorno ai 1.700 euro, con notevoli differenze basate su settore (pubblico o privato), età, genere e inquadramento professionale. Nel 2024, il reddito medio annuo dei maschi era poco meno di 30mila euro, mentre per le femmine si fermava a 22mila euro, evidenziando una differenza significativa. Ma la maggioranza dei lavoratori ha percepito un reddito inferiore alla media e circa un quarto dei dipendenti percepisce meno del 60% del reddito mediano. Il fenomeno colpisce in particolare donne, giovani e stranieri, spesso con contratti a termine. Fra l’altro gli stipendi italiani sono tra i più bassi nell’Eurozona, inferiori di oltre il 10% rispetto alla media Ue. Le retribuzioni sono rimaste bloccate per anni, con una diminuzione del potere d'acquisto di circa l’8% dal 2008. La competizione e la produttività inferiore a quella dei migliori Paesi europei sbarrano la crescita salariale.
Serve un nuovo patto fra pubblico e privato per gli investimenti | Libero Quotidiano.it
L’accentuarsi del rischio di una mini recessione in Italia, viste le previsioni dell’Ocse sull’area euro, con il dimezzamento della ...








