Le ritirano le armi mentre è in servizio all’aeroporto di Falconara, il giorno dopo viene sospesa dal lavoro senza stipendio e ora perde anche il ricorso. Una guardia giurata resta senza porto d’armi dopo la denuncia di una collega per minaccia aggravata e il ritrovamento di tre strumenti da taglio. Per il Tar, Questura e Prefettura hanno fatto bene a intervenire subito: davanti al rischio di un abuso dell’arma, la sicurezza viene prima del posto di lavoro. La vicenda risale al 16 settembre 2024. La donna, in possesso del porto d’armi e impiegata dal 2021 in una società di vigilanza privata, sta lavorando all’aeroporto di Falconara quando viene raggiunta dagli agenti della Questura. Le ordinano di seguirli negli uffici e lì le ritirano immediatamente armi, munizioni e licenza. Il giorno successivo il datore di lavoro la sospende. Tutto parte dalla denuncia presentata da una collega, che l’accusa di averla minacciata durante un acceso litigio nato per questioni di lavoro e turni. La vigilante si rivolge al Tar sostenendo che quella denuncia era tutta da verificare. Fa presente anche che un collega aveva parlato di una discussione animata, senza confermare le presunte minacce di morte. Il testimone, però, era entrato nella stanza quando il diverbio era già iniziato e non poteva riferire su quanto fosse accaduto nei minuti precedenti. Ma c’è dell’altro. Gli agenti le trovano addosso anche tre strumenti da taglio. Lei sostiene che erano semplici utensili da lavoro, paragonabili a coltellini multiuso utilizzati durante il servizio. I giudici spiegano che le forze dell’ordine, davanti a una denuncia nella quale si parla dell’uso di armi regolarmente detenute, possono intervenire subito senza attendere l’esito del procedimento penale. Il Tar dice anche che chi porta un’arma per professione deve dimostrare una condotta irreprensibile e saper controllare anche eventuali scatti d’ira. La vigilante perde la battaglia amministrativa e dovrà pagare anche 1.500 euro di spese legali. I giudici precisano però che, se l’indagine penale dovesse concludersi con un’archiviazione o con un’assoluzione piena, potrà presentare una nuova domanda per ottenere nuovamente il porto d’armi.