di
Federica Nannetti
Crespellano (Bologna), i colpi del 63enne sono andati a vuoto a causa del potente rinculo dell'arma (un revolver calibro 357 Magnum). Dai controlli dei carabinieri è emerso che l'uomo non era in regola né come guardia giurata né con il porto d’armi
È stato svegliato all’alba di domenica scorsa (19 luglio) dall’allarme dell’azienda elettromeccanica accanto a casa sua e di cui – a parole – era la guardia: così ha preso una pistola ed è uscito, trovandosi davanti agli occhi intrusi intenti a rubare bobine di rame. Scoperto dai ladri e sentitosi minacciato, ha sparato diversi colpi, che almeno non hanno provocato vittime o feriti, ma si sono andati a conficcare uno dopo l’altro contro un muro. E hanno messo in fuga i malviventi. Tuttavia il primo a essere finito nei guai è stato proprio il custode – un 63enne italiano – che, dai successivi controlli effettuati dai carabinieri intervenuti sul posto e che hanno fatto partire le indagini, è emerso non essere in regola né come guardia particolare giurata né con il porto d’armi.
L'uomo svegliato dall'allarmeA ricostruire quanto successo domenica, nei minuti subito successivi l’allarme scattato alle 6.16, in un’azienda elettromeccanica di Crespellano, nel Bolognese, sono stati i militari della compagnia di Casalecchio di Reno, prima intervenuti sul posto con il nucleo radiomobile e ora impegnati nelle indagini per risalire e identificare i ladri, datisi alla fuga: il 63enne, domiciliato appunto in un appartamento accanto alla sede aziendale, sarebbe uscito nel piazzale dopo essere stato svegliato dall’allarme e dopo aver impugnato la propria pistola – un revolver calibro 357 Magnum – e si sarebbe trovato davanti un ladro a bordo di un muletto con sopra diverse bobine di rame da nascondere dentro a due furgoni. Con lui, anche altri complici. In una frazione di secondo l’uomo alla guida del muletto si sarebbe accorto dell’arrivo del 63enne, invertendo a quel punto il senso di marcia e – stando almeno alla ricostruzione del custode – provando a investirlo. «Mi sono sentito in pericolo», ha detto il 63enne ai carabinieri, e per questo avrebbe scaricato l’intero tamburo della pistola davanti a sé. Ma anche a causa del potente contraccolpo dell’arma, i proiettili sono andati a vuoto, conficcandosi tutti in una parete dello stabilimento.










