Un tentativo di furto ai danni di un’azienda elettromeccanica di Crespellano, nel comune di Valsamoggia (Bologna), si è concluso con la fuga dei malviventi, il recupero della refurtiva e, con la denuncia della persona che aveva cercato di fermarli sparando. Un epilogo che, inevitabilmente, richiama il dibattito sulla legittima difesa e sui confini dell’uso delle armi da parte dei privati, tema esploso nuovamente dopo la sentenza definitiva nei confronti del gioielliere Mario Roggero e la corsa dei partiti di destra a contendersi il caso.
I fatti risalgono alla mattina del 19 luglio. Alle 6.16 è scattato l’allarme antintrusione dello stabilimento. Sul posto è intervenuto il custode della struttura, un italiano di 63 anni che vive in un locale adiacente all’azienda. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri della Sezione Radiomobile di Casalecchio di Reno, l’uomo si è diretto verso il capannone impugnando un revolver calibro .357 Magnum. Davanti a sé avrebbe trovato un gruppo di persone impegnate a caricare bobine di rame. Uno dei componenti della banda era alla guida di un muletto con cui stava trasportando il materiale verso due furgoni utilizzati per il furto.
Il 63enne ha raccontato ai militari che, una volta scoperto, il conducente del muletto avrebbe puntato il mezzo contro di lui nel tentativo di investirlo. Sentendosi in pericolo, ha quindi fatto fuoco, esplodendo tutti i sei colpi contenuti nel tamburo del revolver. Nessuno è rimasto ferito: secondo la ricostruzione, anche a causa del forte rinculo dell’arma, i proiettili hanno mancato i bersagli e si sono conficcati nella parete dell’azienda. La reazione armata è comunque bastata a mettere in fuga i ladri, che hanno abbandonato sul posto i due furgoni e il rame già caricato, dileguandosi a bordo di una Fiat Punto in direzione di Zola Predosa. L’auto è stata ritrovata poco dopo, abbandonata perché danneggiata durante la fuga. Tutti i mezzi utilizzati dai malviventi sono stati sequestrati e sono ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.










