TRENTO. L'inceneritore è una soluzione, costosa, inquinante, anacronistica e miope. Ne sono convinte le diciotto associazioni ambientaliste «No inceneritore», che ieri hanno proposto un'alternativa concreta per l'autosufficienza del ciclo integrato dei rifiuti in Trentino, a zero impatto ambientale, con un costo dieci volte inferiore rispetto alla realizzazione del mega impianto e una riduzione delle tariffe finali per i cittadini.
L'idea principale è quella di recuperare i tessili e i tessili sanitari che rappresentano più del 40% dei rifiuti che poi finiscono nell'indifferenziata. «Per portare all'autosufficienza la nostra provincia - ha spiegato il portavoce Pietro Zanotti - basta agire sulle componenti di maggior peso nella indifferenziata: 12,9% di tessili e 27,3% di tessili sanitari, per un totale di circa 19.000 tonnellate. Proponiamo di investire in due impianti, che sarebbero stati finanziabili con i fondi del Pnrr, perché rientravano nella Missione 2, se solo la Provincia non fosse stata miope, per un valore complessivo di circa 20 milioni ed ottenere in tre anni una filiera virtuosa di riciclo dei tessili. Filiera che porta alla riduzione del residuo tessile del 95% che equivale a circa 18.000 tonnellate».









