Siamo entrati nella zona “Barbie” dell’“Odissea”: è cioè iniziata, dopo settimane di articoli che facevano ipotesi sul film di Nolan non ancora uscito, la lunga estate in cui tutti lo vedranno e tutti avranno un’opinione e giornali che in genere disperano circa la possibilità di sapere di cosa vogliano leggere i loro lettori finalmente sospirano di sollievo: quanti pezzi su Ulisse abbiamo oggi?

Molti dei tagli possibili sono stati già sfruttati: sono mesi che leggiamo che Omero – uno che plausibilmente non è mai esistito ma che, ricordiamo al commentatore medio da social, è sempre stato descritto come cieco – aveva scritto che Elena aveva le braccia bianche e non c’è rispetto dell’autore nello scegliere Lupitaaaa.

Naturalmente – lo dimostra il primo giorno di botteghino dell’“Odissea” – il fatto che una storia sia stata già raccontata è una garanzia di successo: come i bambini che quando finisci la fiaba della buonanotte ti chiedono di ricominciare daccapo, i lettori di questo secolo vogliono leggere solo ciò che già sanno, su cui già hanno opinioni, solo ciò che permette loro di sciorinare quelle tre o quattro nozioni in loro possesso. È passata una settimana da quando Assia Neumann ha scritto su Linkiesta dell’“Ortodissea” e sulla pagina Facebook del giornale, sotto l’articolo, ci sono milleduecento Vongola75 che ci spiegano l’importanza della filologia. Un paese devastato dal liceo classico, mica dai toscani.