Arriva nelle sale il capolavoro di Nolan: cast perfetto, regia superba e musiche epiche

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

«Un viso... una flotta... una città... un uomo. Un inganno...».Nell’incipit dell’Odissea di Christopher Nolan – che l’ha pensata, scritta, coprodotta e girata tirandone fuori un capolavoro - l’aedo alla corte di Itaca (il cantante Travis Scott, perché la poesia orale di oggi è il rap) scandisce, al ritmo di un tamburo che batterà ossessivamente per quasi tutte le due ore e 53 minuti del film-poema, i temi della storia più bella mai raccontata dagli uomini. Il viso è quello di Elena di Troia, che a un certo punto apparirà sfregiato: causa scatenante della guerra più cantata dell’antichità. La flotta è quella dei Greci ma anche delle navi di Odisseo, protagoniste di traversate tempestose e bersaglio dell’odio degli dèi. La città è Troia, dove tutto inizia, ma anche Itaca, dove tutto finisce. L’uomo è Odisseo, il guerriero astuto ma anche l’eroe dilaniato dal senso di colpa per i morti che ha lasciato dietro di sé.E l’inganno... No: gli inganni. Nell’Odissea è tutto un inganno. L’inganno del cavallo per espugnare Ilios. L’inganno di Penelope che tesse il sudario di giorno e lo disfa di notte. L’inganno di Odisseo per sfuggire al Ciclope, l’inganno per resistere alle Sirene, l’inganno per costringere il suo equipaggio ad attraversare lo stretto dominato dai due mostri Scilla e Cariddi. L’inganno con cui Calliope tiene con sé Odisseo. L’inganno con cui Odisseo si presenta al suo palazzo travestito da mendicante... Sono un inganno le menzogne e i trucchi che l’eroe deve usare per sopravvivere all’ira del dio e riprendersi il regno. E quale, se non il cinema, è considerata l’arte dell’illusione e dell’inganno per eccellenza?Nolan, come Odisseo, è uomo «multiforme e ingegnoso», polytropon: colui che ci fa vedere una cosa che invece è un’altra.Puro cinema alla Nolan, che trasforma il poema omerico in un mythological action movie con una trama non lineare sviluppata su tre diversi piani temporali (la navigazione verso l’ignoto di Odisseo, gli intrighi alla corte di Penelope e i flashback che esplorano i traumi psicologici della guerra e l’ossessione del ritorno a casa), l’Odissea che tutti aspettavamo di vedere è arrivata: è in sala da oggi. Film potentissimo, visionario, maestoso, costato 250 milioni di dollari, location in sei Paesi - Italia (Eolie e Egadi), Marocco, Islanda, Scozia, Malta e Grecia -, novanta giorni di riprese e primo lungometraggio ad essere girato interamente con cineprese Imax su pellicola 70 mm (è un film da vedere solo sul grande schermo, meglio ancora, come è stato possibile per noi giornalisti, in una sala come quella del cinema Arcadia di Melzo, una delle poche in Europa in grado di proiettare pellicole in questo formato), l’Odissea di Nolan finisce di diritto tra i dieci film migliori di questo primo quarto di secolo.Drammaturgia straordinaria, cast gigantesco (Matt Damon è Odisseo, Anne Hathaway la moglie Penelope, Tom Holland il figlio Telemaco, Charlize Theron una meravigliosa Calipso, Lupita Nyong’o è sia Elena sia la sorella Clitemnestra, Zendaya è Atena, l’unico dio rappresentato sullo schermo, Robert Pattinson è il perfido Antinoo... attori leggendari come le figure leggendarie del poema), fotografia «buia» di Hoyte van Hoytema e colonna sonora maestosa di Ludwig Göransson (che non usa l’orchestra: ha registrato con 35 gong di bronzo di diverse dimensioni, usandoli come base del suono epico e ritmato). E alla fine – con tanti saluti anche ai non politicamente corretti – chissenefrega se Elena di Troia è nera (ha sì e no tre scene, forse quattro), se la nave di Odisseo sembra vichinga, se molti abiti sono medievali e l’armatura di Agamennone, che non si vede mai in volto, è quella di Batman e se Sinone – che non è nell’Odissea – diventa «il più grande guerriero tra i Greci» ed è interpretato (per una manciata di secondi) da Elliot Page, che è transgender...Il film Odissea è esso stesso un cavallo di Troia. Un oggetto che sembra woke all’esterno ma dentro cela un «ritorno all’ordine»: parla di casa, di Patria, di famiglia, di identità, di stranieri (il padrone di casa ha l’obbligo dell’ospitalità, l’ospite quello di rispettare la casa)... parla di perdita, di guerra, di una civiltà che sta morendo... parla di determinazione nel fissare una meta impossibile, tornare a casa anche contro il volere degli dèi, e della notevole immaginazione – con tanti inganni - che serve per raggiungerla.Cose notevoli di Odissea. I cavalieri troiani lanciati al galoppo verso l’enorme cavallo inclinato sulla sabbia, come una gigantesca nave arenata: un’immagine che ricorda la Statua della Libertà nel finale scioccante del Pianeta delle scimmie. La battaglia con i Lestrigoni: dei robot giganti con scintillanti armature metalliche. Il ciclope Polifemo, un mostro alto sei metri che è un combinato di animatronica, pupazzi, computer grafica e la recitazione di Bill Irwin. Il suono dell’arco di Odisseo che è quello della cetra. La trasformazione degli uomini di Odisseo in maiali sull’isola della maga Circe.L’incontro nell’Ade con le ombre dei morti (sequenza da brividi). Il saluto commovente che il re di Itaca travestito da mendicante offre al vecchio cane Argo, che lo riconosce e dopo un ultimo sussulto di gioia muore felice per aver rivisto il padrone. E il combattimento, un po’ meno di Matrix un po’ più di Tarantino, tra Odisseo e i Proci.