Come se sei anni e un'altra elezione, peraltro vinta, non fossero mai passati. In un discorso in prima serata, Donald Trump rilancia le accuse di frode elettorale e interferenze di Paesi stranieri, la Cina in prima fila, in vista delle midterm di novembre che, molti prevedono, egli contesterà in caso di sconfitta dei repubblicani. Una tirata che ha fatto infuriare Pechino ma anche Mosca, e suscitato le critiche di democratici ed esperti di elezioni secondo i quali le accuse del tycoon sono, ancora, prive di fondamento.
Trump
L'affermazione di Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state "truccate" non è mai stata comprovata. In questi anni ci sono state oltre 60 azioni legali che non hanno portato ad alcuna sentenza che accertasse frodi tali da modificare l'esito del voto, né sono state riscontrate da riconteggi, verifiche e dallo stesso dipartimento di Giustizia. Alla vigilia del discorso la Casa Bianca e lo stesso Trump avevano promesso "novità scioccanti", ma secondo gli analisti gran parte dell'intervento ha riproposto materiale già noto da anni o privo di riscontri. "Non possiamo permettere che un'altra elezione sia rubata", ha attaccato Trump, riferendosi alla sconfitta subita nel 2020 contro Joe Biden. Il presidente ha poi accusato la Cina di aver acquisito illecitamente i dati di 220 milioni di elettori americani. "Nel corso di diversi anni, a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese ha attuato quella che si ritiene essere la più vasta violazione di dati elettorali della storia", ha sostenuto. Immediata la reazione di Pechino che ha bollato le accuse di Trump come "pure invenzioni". Puntuale anche la reazione della Russia, un altro dei Paesi citati dal tycoon nel suo discorso.










