Il presidente americano accusa Pechino di aver acquisito i dati di 220 milioni di elettori e di aver cercato di ostacolare la sua rielezione nel 2020. Le dichiarazioni, non accompagnate per ora da misure contro la Cina, arrivano alla vigilia delle elezioni di metà mandato e a due mesi dal possibile vertice con Xi Jinping. Ma le valutazioni dell’intelligence statunitense distinguono nettamente tra raccolta di informazioni, attività d’influenza e interferenza nelle infrastrutture elettorali

Donald Trump torna ad accusare la Cina di aver interferito nelle elezioni americane. Lo fa dalla East Room della Casa Bianca, durante un discorso serale di venticinque minuti formalmente dedicato alla sicurezza del voto, ma rivolto anche al Congresso e agli elettori repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Il presidente ha annunciato la declassificazione di alcuni documenti dell’intelligence che, a suo giudizio, dimostrerebbero l’esistenza di gravi vulnerabilità nel sistema elettorale statunitense. Il passaggio più rilevante riguarda la presunta acquisizione, da parte cinese, dei dati di circa 220 milioni di elettori americani: nomi, indirizzi e altre informazioni contenute nei registri elettorali.