Trump ripete da anni che il sistema elettorale americano è truccato. Giovedì sera, dalla Casa Bianca, ha promesso le prove. Ma i documenti che ha fatto declassificare dicono in gran parte il contrario, come scrive il Nyt. "Un grande danno è stato fatto al nostro paese", ha detto nel suo discorso in prima serata. "Le nostre elezioni sono rimaste vulnerabili a brogli e furti, e la fiducia degli americani è andata perduta". Ha annunciato la desecretazione di documenti di intelligence sulle "vulnerabilità scioccanti" del sistema di voto. Il bersaglio principale è la Cina. Secondo Trump, Pechino avrebbe comprato, rubato o violato per via informatica i dati di decine di milioni di elettori in diciotto stati, a partire dal 2020. "La più grande violazione di dati elettorali della storia", 220 milioni di schede anagrafiche coinvolte. La narrazione è la solita: un "deep state" che avrebbe insabbiato tutto, non informando né lui né il Congresso.I documenti pubblicati sul sito della Casa Bianca però raccontano una storia diversa. Uno per esempio mostra che i sistemi di conteggio voti sarebbero difficili da manipolare su scala sufficiente a cambiare un risultato elettorale. John Solomon, che guida la task force di Trump sulla declassificazione, ha detto ai cronisti che i documenti dell'intelligence non mostrano prove di voti alterati nelle ultime tre elezioni. Sui dati cinesi, funzionari dell'intelligence e del Congresso sanno da tempo che Pechino li ha acquisiti, ma sono informazioni in gran parte pubbliche, spesso comprate anche dalle stesse campagne elettorali. Ex funzionari dicono al New York Times che non servivano a manipolare i risultati, ma a costruire campagne di influenza più mirate. Gli stessi documenti, secondo il quotidiano, ammettono che Pechino non ha mai avallato uno sforzo organico per far perdere Trump.Le vulnerabilità che Trump denuncia sono in parte quelle che la sua stessa Amministrazione ha creato, smantellando le strutture preceden: la task force Fbi sull'influenza straniera è stata chiusa, l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale ha tagliato il gruppo che monitorava le interferenze estere, la Cisa – l'agenzia per la sicurezza informatica delle infrastrutture – è stata svuotata. Alla direzione nazionale dell'intelligence, ad interim, Trump ha messo un erede di una fortuna immobiliare senza esperienza nel settore.Sulla Russia, invece, Trump non ha detto quasi nulla. Nel 2020 la più parte dell'intelligence americana aveva giudicato la campagna russa contro Biden la più aggressiva tra le interferenze straniere (una lettura contestata all'epoca da John Ratcliffe, allora direttore dell'intelligence nazionale, secondo cui gli apparati avrebbero sottovalutato il ruolo cinese). Ieri Trump ha citato appena Mosca e ha anche accennato, con un fuori tema su "burn bags" (i sacchi per la distruzione di documenti governativi) e Barack Obama, alla presunta "grande cospirazione" dei democratici che il suo dipartimento di Giustizia sta indagando per collegarlo alla Russia.Trump ha chiuso il discorso tornando su un vecchio pallino: il Congresso deve approvare il Save America Act, la legge che limiterebbe il voto per corrispondenza e imporrebbe prova di cittadinanza e documento d'identità per votare. "L'unico motivo per non farlo è che volete imbrogliare", ha detto ai repubblicani riluttanti. Ma le accuse al centro del discorso non hanno quasi nulla a che fare con le misure previste dalla legge.Le reazioni sono arrivate in fretta. Il governatore della California Gavin Newsom ha ricordato che i brogli elettorali sono rarissimi e quasi sempre opera di cittadini americani. Perfino Fox News, che ha trasmesso il discorso in diretta, ha detto di non poter "corroborare" le affermazioni del presidente. Trump ha risposto attaccando Abc e Nbc, le reti che non l'hanno mandato in onda: "Sanno quanto è corrotto il sistema e sono parte del complotto", ha detto, minacciando la revoca delle licenze.Restano fuori dal discorso, non a caso, le vittorie di Trump del 2016 e del 2024: mai messe in discussione. A quattro mesi dal voto di metà mandato di novembre, con i repubblicani che rischiano di perdere il Congresso, il discorso di Trump è stato presentato come una misura di sicurezza. Ma i fatti citati, le accuse, l'insistenza sull'insabbiamento riguardano tutti l'elezione di sei anni fa. Il bersaglio non sembra essere il voto che verrà. È, ancora una volta, quello già passato.