In un discorso alla nazione Donald Trump ha detto che il sistema elettorale degli Stati Uniti è estremamente “vulnerabile”. Ha accusato la Cina di aver “acquisito illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi” e di aver influenzato le elezioni nel 2020. Ha anche affermato che dei nuovi documenti dell’intelligence gli avrebbero dato ragione: in realtà, lo smentiscono.
In un discorso di poco meno di mezz'ora, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato l'allarme sulle presunte "vulnerabilità" del sistema elettorale statunitense. Secondo Trump, le elezioni americane sarebbero esposte ad attacchi da parte di diverse potenze straniere – su tutte ha attaccato la Cina, accusando Pechino di aver "ottenuto illecitamente" i dati elettorali di 220 milioni di elettori Usa. Poi è tornato sulle elezioni perse nel 2020, con l'accusa al governo cinese di aver interferito.
Nel corso del discorso, Trump ha anche annunciato che sarebbero stati desecretati documenti di intelligence con le prove delle sue affermazioni. In realtà, per la maggior parte queste carte smentiscono le affermazioni più radicali del presidente. "Le nostre elezioni sono state rese vulnerabili a brogli e furti, e la fiducia dei cittadini americani è stata persa", ha insistito Trump. Come è noto, il leader repubblicano ha affermato più volte che le elezioni nel 2020 sarebbero state truccate, senza mai riuscire a dimostrare nulla e venendo smentito più volte nei tribunali.










