Alibi o ossessione elettorale? Non pago delle accuse appena lanciate nel discorso alla nazione, l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato che il segretario alla Sicurezza Interna, Markwayne Mullin, avrebbe precisato in una conferenza stampa i più recenti risultati sulla esistenza di falle nella sicurezza dei sistemi di voto elettronico negli Stati Uniti. La cronaca e l’analisi di Gianfranco D’Anna
In versione apprendista complottista, il presidente Donald Trump con un discorso urbi ed orbi ha accusato la Cina di aver violato il sistema elettorale americano nel 2020, acquisendo o rubando dati personali di 220 milioni di elettori. Si è trattato, ha detto, della “più grave violazione del sistema elettorale nella storia” e ha dichiarato “compromesso” e “indifendibile” il sistema americano.
Oltre al pesantissimo j’accuse contro Pechino, incurante che a settembre riceverà alla Casa Bianca il presidente cinese Xi Jinping, Trump ha tirato in ballo anche Russia, Iran, Corea del Nord e altri Paesi, accusandoli di avere la capacità di compromettere le infrastrutture elettorali statunitensi.
In proposito il Presidente ha annunciato il rilascio di documenti che “provano” le sue accuse e sui quali si concentrerà l’attenzione dei media e degli esperti nei prossimi giorni.










