Un discorso alla nazione, in prima serata, per sollevare – ancora una volta – dubbi sui risultati delle precedenti elezioni e per puntare il dito contro la Cina, accusandola di avere effettuato ” la più grande violazione di dati elettorali della storia”. Donald Trump torna a parlare della voto del 2020 (quello che vide trionfare il democratico Joe Biden) tirando in ballo Pechino: “Documenti recentemente declassificati rivelano che, nel corso di diversi anni a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese ha perpetrato quella che si ritiene essere la più grande violazione di dati elettorali della storia, acquisendo illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi”.
Le informazioni che sarebbero state rubate includono, spiega il presidente Usa, “nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze politiche e altri dati sensibili necessari per la registrazione al voto e per altre attività illecite”. Perdita di dati che, sottolinea Trump, “rappresenta un incubo senza precedenti per la sicurezza elettorale. Le informazioni di intelligence indicano addirittura che Cina ha assegnato un’unità specifica per l’analisi dei dati a questo nuovo progetto”, sostiene il tycoon a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. Da qui la denuncia: “Le elezioni americane sono vulnerabili ai brogli e al rischio che vengano rubate“. Per questo assicura agli americani che lavorerà con le autorità locali per mettere al sicuro le midterm di novembre dalle “scioccanti debolezze” emerse. Un attacco a gamba tesa contro il sistema elettorale a pochi mesi dal voto.










