Donald Trump è tornato ad attaccare il sistema elettorale statunitense, questa volta puntando il dito contro la Cina. In un discorso alla nazione pronunciato giovedì 16 luglio dalla Casa Bianca, il presidente ha accusato Pechino di aver violato le infrastrutture del voto nel 2020, arrivando a impossessarsi dei dati personali di 220 milioni di elettori. Una violazione che ha definito la più grave nella storia del sistema elettorale americano, bollando quest'ultimo come "compromesso" e "indifendibile". Non si è fermato alla Cina. Nel mirino sono finiti anche Russia, Iran e Corea del Nord, accusati di avere le capacità per manomettere le infrastrutture elettorali statunitensi. Trump ha annunciato che diffonderà documenti a suo dire probatori, su cui nei prossimi giorni si concentrerà l'attenzione di media ed esperti, e ha detto che ordinerà a intelligence e Fbi di aprire un'indagine su Pechino - una formulazione che lascia intendere come, al momento, un'inchiesta formale non esista ancora. Intanto, la Cina ha risposto, definendo le illazioni di Trump una "pura invenzione".Il discorso presenterebbe più di una contraddizione: non è chiaro come Trump possa considerare falsato un sistema che gli ha comunque permesso di tornare alla Casa Bianca e ai repubblicani di conquistare le maggioranze al Congresso. Ambigua anche la richiesta, rivolta al Congresso, di approvare il Save America Act, la norma che imporrebbe un documento di cittadinanza per poter votare: se il sistema fosse davvero compromesso e Pechino disponesse dei dati di milioni di elettori, osservano i commentatori, difficilmente basterebbe questa misura a risolvere il problema. Il presidente ha anche parlato di "deep State", riferendosi però agli apparati del suo stesso primo mandato, in un passaggio che molti hanno letto come un messaggio in filigrana a poche settimane dall'apertura della campagna per le elezioni di midterm, in cui i repubblicani rischiano di perdere terreno, almeno secondo gli ultimi sondaggi. Uno è quello dell'American Research Group, secondo cui solo il 30% degli statunitensi approverebbero il presidente: il livello più basso da quando sono iniziate le rilevazioni.Al centro delle accuse di Trump ci sono anche i media. Il presidente ha rivelato di aver chiesto la revoca delle licenze delle emittenti che si sono rifiutate di trasmettere in diretta il suo discorso - in particolare Nbc e Abc - insinuando, senza fornire alcuna prova, che facessero parte di una cospirazione per proteggere un sistema che sanno essere corrotto. È l'ultimo capitolo di un copione già visto: da anni Trump sostiene, senza riscontri, che le presidenziali del 2020 gli siano state sottratte a favore di Joe Biden, nonostante innumerevoli verifiche indipendenti e sentenze giudiziarie abbiano escluso irregolarità capaci di aver influenzato l'esito del voto.Anche tra gli alleati storici del presidente la cautela ha prevalso: Fox News, che nel 2023 ha pagato 787 milioni di dollari per chiudere una causa legata a false dichiarazioni sulle elezioni del 2020, ha scelto un tono prudente nel riportare le nuove accuse, e lo stesso conduttore Sean Hannity ha evitato di avallarle apertamente. Compatta invece la reazione critica sull'altro fronte: il New York Times ha parlato di affermazioni a tratti stravaganti, costruite citando in modo selettivo documenti della Casa Bianca che, pur pesantemente censurati, arrivano in realtà a conclusioni molto più caute. Il Washington Post ha sottolineato l'assenza di prove concrete. Sul piano politico, i democratici hanno accusato il presidente di alimentare deliberatamente la diffidenza verso il sistema di voto: il senatore Mark Warner, vicepresidente della commissione Intelligence del Senato, ha indicato proprio in questa narrazione - non nelle presunte interferenze straniere - il rischio più grande per le elezioni americane; il leader dei democratici al Senato Chuck Schumer ha parlato di un tentativo di condizionare il voto di midterm ancor prima che venga espressa una sola scheda. Il governatore della California Gavin Newsom ha sintetizzato il giudizio prevalente dell'opinione pubblica, secondo i sondaggi, parlando di "deliri di un re pazzo".
Trump accusa la Cina di aver truccato il voto del 2020 e chiede la revoca delle licenze alle tv che non hanno trasmesso il suo discorso
In un intervento dalla Casa Bianca il presidente ha parlato della "più grave violazione del sistema elettorale nella storia", sostenendo che Pechino avrebbe sot










