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In un discorso alla Nazione, il presidente Donald Trump ha messo in guardia i cittadini sulla vulnerabilità del sistema elettorale americano, accusando la Cina di aver attuato nel 2020 "la più grande compromissione di dati elettorali della storia, che ha portato all'acquisizione illecita di 220 milioni di fascicoli di elettori statunitensi" attraverso "18 Stati". Una rivelazione che, a suo dire, arriva da una serie di documenti desecretati recentemente e che ora la Casa Bianca intende rendere pubblici. "Tali informazioni comprendono nomi, indirizzi, numeri di telefono, affiliazioni politiche e altri dati sensibili necessari per la registrazione al voto e per condurre ulteriori attività illecite", ha detto il tycoon. "Questa fuoriuscita di dati rappresenta un incubo senza precedenti per la sicurezza elettorale", ha aggiunto. L'operazione sarebbe partita dalle presidenziali 2020, quando Trump fu sconfitto dal democratico Joe Biden. A quell'epoca, ha riferito l'attuale presidente, "Le agenzie di intelligence statunitensi vennero a conoscenza della compromissione dei registri elettorali, scoprendo che i dati di decine di milioni di elettori in 18 Stati erano stati acquistati, sottratti o trafugati tramite attacchi informatici dalla Cina. Eppure - ha accusato Trump - i responsabili che avrebbero dovuto lanciare l'allarme scelsero, invece, di tenere nascoste tali informazioni. Non le comunicarono a me, in qualità di presidente, e, per quanto ne sappiamo, non ne informarono il Congresso. Di fatto, continuavano a ripetere soltanto: 'Queste sono le elezioni più sicure nella storia del nostro Paese'".










