Il 13 luglio il parlamento ungherese ha approvato un emendamento costituzionale per destituire il presidente Tamás Sulyok, in carica dal 2024, considerato dal primo ministro Péter Magyar un “burattino” dell’ex capo del governo Viktor Orbán.

L’emendamento è stato presentato come una misura preliminare a una riforma più ampia della costituzione e prevede l’immediata cessazione del mandato del presidente della repubblica per “ripristinare la fiducia nell’istituzione”. È stato approvato con 139 voti a favore e sei contrari. Il partito Fidesz, guidato da Orbán, non ha partecipato al voto per protesta.

Sulyok avrà cinque giorni di tempo per ratificare l’emendamento. Se non lo farà, il partito Tisza, guidato da Magyar, avvierà una procedura d’impeachment in parlamento.

“Tra i principi costituzionali e gli interessi di Orbán, Sulyok ha sempre dato la precedenza a questi ultimi, e continua a farlo ancora oggi”, ha dichiarato Magyar in un discorso in parlamento, come riferisce il sito d’informazione statunitense Politico.

Politico afferma che “il 17° emendamento alla costituzione ungherese permette a Magyar di mantenere una delle sue principali promesse elettorali: smantellare quello che il nuovo premier definisce il ‘sistema mafioso’ instaurato dal suo predecessore nei suoi sedici anni al potere. Sulyok, uno dei presidenti più impopolari nella storia del paese, proprio a causa dei suoi legami con Orbán, si difende sostenendo di essere ‘indipendente’ e affermando che la sua destituzione aprirebbe una ‘crisi costituzionale’”.