<p>La Zona Economica Speciale a copertura di tutto il Mezzogiorno italiano è stata determinante per sostenere gli investimenti e la traiettoria di crescita del Sud negli ultimi anni.

Non a caso il pil meridionale è cresciuto tra il 2019 e il 2025 del +8,3%, due punti in più della media nazionale, e l'occupazione ha segnato un +0,6%, il triplo del livello complessivo italiano.

Questo emerge dal Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e Srm (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e presentato all'evento «La Zes Unica come acceleratore di sviluppo per il Mezzogiorno e il Mediterraneo», che si è tenuto ieri a Bari.</p><p>Il quadro, però, non è privo di ombre.

L'export del Mezzogiorno tricolore, che nel 2025 valeva oltre 64 miliardi di euro (10% del totale nazionale), registra un calo dell'1,1% al primo trimestre 2026 rispetto all'analogo periodo del 2025, a fronte di una crescita nazionale dell'1,3%, penalizzato soprattutto dalla contrazione delle Isole.

Restano, inoltre, profondi i divari occupazionali – come il tasso di occupazione al 50% contro il 62,5% nazionale – e debole il pil pro-capite, il più basso tra le macroaree nonostante la crescita degli ultimi anni.