Roma, 17 luglio 2026 – La crisi della Volswagen non è solo la crisi della Volkswagen. E’ la crisi di un modello, e non solo industriale, che sembrava inscalfibile. Un modello che non è stato in grado di capire (e in parte non ha potuto capire) che il vento stava cambiando. Pagando a caro prezzo l’”immobilismo” nella convinzione che “se si è sempre fatto così, perché cambiare?”. La crisi di Volswagen è la crisi dell’Europa.
Sì perché la crisi del colosso automobilistico tedesco racchiude in sè (se non tutti, molti) gli elementi della crisi del Vecchio Continente che si sente ancora “grande” ma che conta sempre meno a livello internazionale. Una sorta di paradigma. Volkswagen l’ha capito (in ritardo) e ha deciso di intraprendere un percorso (solo al termine si vedrà – di sicuro costerà lacrime e sangue – se con successo). L’Europa (attenzione non l’Unione Europea che tante colpe ha, ma l’Europa con i suoi popoli, le sue industrie, i suoi sistemi), volenti o nolenti, ancora no.
Certo, il discorso è molto complesso e contempla diversi livelli (industriali, politici, geopolitici, demografici...) ma ci sono elementi di contatto fra il declino del colosso automobilistico tedesco e quello del “modello europeo”.











