A venticinque anni dal G8 di Genova, Elena Giuliani riannoda i fili di una memoria tesa tra il ricordo intimo del fratello Carlo e la complessità della narrazione pubblica. Un percorso che lega la ricerca di una verità storica condivisa alla tutela del dissenso nelle piazze del nostro presente.

Sotto le volte di pietra della Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, a Genova, la mostra collettiva "Genova 2001 – 2026. Venticinque anni dopo il G8" riordina i frammenti di un luglio che ha segnato profondamente la storia democratica del Paese. È qui che incontro Elena Giuliani.

Sorella di Carlo, ucciso il 20 luglio in piazza Alimonda, Elena attraversa da un quarto di secolo il crinale difficile in cui il lutto privato si scontra con la narrazione pubblica e politica. Con lei abbiamo ripercorso la memoria di quei giorni, la fatica di difendere la verità su suo fratello e le domande che, a venticinque anni di distanza, continuano a interpellare il nostro presente. A venticinque anni di distanza, questi giorni continuano a interrogare la città e l'intero Paese, ma parlano anche di una dimensione intima: la tua storia familiare. Hai raccontato più volte di essere arrivata a Genova da Milano nella notte del 20 luglio, dopo aver riconosciuto Carlo dalle immagini trasmesse in televisione. Oggi che rapporto hai con quei ricordi?