L'ex ministro Saverio Romano: "Sono stati colpiti nell'orgoglio e si sono vendicati"
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Scene dal day after di Montecitorio, 24 ore dopo che l'emendamento della premier sulle preferenze è finito in soffitta. Fabrizio Sala, forzista, riserva una raffica di battute a un collega di partito: "Mentre votavi ho visto il tuo dito spostarsi dal sì al no. Colpa del fascino del posto fisso per stare a Checco Zalone". Due passi e incappi in Roberto Speranza: l'identikit del colpevole che ha fatto soffrire la Meloni non cambia. "I deputati - ridacchia l'ex-ministro Pd - hanno solo un'idea in testa: tornare".Arrivi in mezzo al Transatlantico di Montecitorio e incontri Giuseppe Conte che ti impartisce una lezione sull'"anima" degli organismi elettivi. "La Meloni - spiega l'ex-premier - è troppo arrogante. Quattro anni di summit gli hanno fatto credere che esiste solo lei. E pensa di essere furba. In realtà le preferenze non le vuole, è solo propaganda. Come dicono i francesi il ne faut pas exagérer, non bisogna esagerare. Alla fine hanno votato contro anche deputate di Fratelli d'Italia. Il voto di ieri è stato molto trasversale".Il "posto fisso", "la febbre del seggio" la premier ha risvegliato l'istinto di sopravvivenza di ogni deputato spingendolo a difendere le regole che gli hanno permesso di entrare in Parlamento. "Ha suscitato la rivolta dei peones - confida Saverio Romano, ex-dc orientamento centro-destra - che un tempo erano trattati meglio. Era più rispettata la loro dignità. Così colto l'attimo hanno assestato il colpo". Una reazione trasversale animata da mille ragioni. "Sono insorti - confida la piddina Paola De Micheli - donne e peones. Gente senza preferenze che se gli proponi una scheda elettorale in cui va messa una crocetta sa di essere morta. Se poi mantieni il tetto di 40mila euro di spese elettorali che campagna elettorale fa!? Leghisti e forzisti si sentono già trombati. Ergo: tra la voglia della Meloni di tornare a Palazzo Chigi e la loro di tornare in Montecitorio ha prevalso la seconda".La Meloni la definisce la palude, in realtà sono i caratteri genetici di questo Parlamento. Ieri c'era tanta agitazione. La Premier ce l'aveva con tutti con Salvini e Tajani. Ha rifatto capolino in Transatlantico addirittura Gianni Letta, che non ha mai amato lo "stabilicum", per un appuntamento con il ministro Nordio. Il ministro Giuli pur non essendo parlamentare ha assicurato la sua vicinanza: "Faccio il ministro con ironia - si schermisce - perché è l'unico modo per farlo". Inutile aggiungere che delle elezioni anticipate di cui parlano i giornali neppure l'ombra. "Magari Giorgia le avrà pure minacciate - confida il viceministro Cirielli, nella foto - ma poi l'incazzatura le passa".Semmai ora la premier vuole capitalizzare l'infortunio in termini di propaganda. I sondaggi che arrivano a Palazzo Chigi confermano che gli elettori vogliono scegliere chi mandare in Parlamento. "La gente le andrà dietro", scommette la maga Alessandra Ghisleri. La premier sicuramente, per fiuto e testardaggine non abbandonerà l'argomento. "Sono un appassionato di gialli - racconta il ministro Ciriani - e i colpevoli sono sempre quelli che si preconfezionano un alibi prima del delitto. Ecco perché la lista dei sospettati è più lunga di quello che sembra. Elezioni? Non scherziamo. Ora Giorgia farà la battaglia contro la palude e vedrete che avrà consensi. A settembre la legge andrà al Senato. Se riproporremo le preferenze? Vedremo che clima ci sarà".C'è la caccia al franco tiratore. Né si placa l'ira della premier verso gli alleati. Raccontano che dopo l'infortunio il ministro Foti abbia inveito contro alcuni forzisti. "A questo punto andiamo da soli, prendiamo il 40% e vi abbandoniamo" è stata la minaccia. Poi ieri Fratelli d'Italia ha votato un emendamento dei militi di Vannacci sempre sulle preferenze: Tajani e Salvini hanno dato ordine ai loro di affossarlo. "Se il Pd fosse stato più scaltro e lo avesse votato - confessa Giovanni Donzelli - sarebbe saltata la legislatura. Ma non sono furbi". Invece quel voto ha messo una pulce nella testa di molti azzurri: la teoria della "sostituzione". "Ora no - congettura Roberto Pella, forzista in capo alla Bilancio - ma in prospettiva, se Vannacci dovesse crescere, la Meloni potrebbe essere tentata dall'idea di sostituisci o emarginarci".Livello di guardia. Il problema non è il voto anticipato: fino al 4 settembre, giorno in cui il governo diventerà il più longevo della Repubblica, la legislatura è al sicuro. Il problema è la tenuta della coalizione.














