di

Simone Canettieri

Lollobrigida, Donzelli e Bignami contro Giorgetti. Battibecco Lupi-Ravetto. Casellati: con il voto segreto può accadere di tutto, ne so qualcosa

«Gravissimo». «Ma come si fa?». «Giorgia è piena di amarezza». Voci dal «gabinetto di guerra» di Fratelli d’Italia. Che, senza svolazzi letterari, si trova proprio nei bagni liberty di Montecitorio riservati agli onorevoli deputati. Qui si incontrano per caso fisiologico del destino Francesco Lollobrigida, Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami. Il capannello poi si sposta nel corridoio. Il ministro dell’Agricoltura, nonché «cacciatore» di franchi tiratori per la riserva di Palazzo Chigi, ragiona sul fatto che la presenza in Aula, l’altro giorno di esponenti leghisti del governo, che alla fine non hanno votato l’emendamento della discordia «è stato grave». Al di là dei tanti «irresponsabili» e «vigliacchetti» che hanno voltato le spalle, in tutti i partiti compreso il suo, alle indicazioni del centrodestra.In particolare si fa il nome di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, seduto nella parte alta dell’emiciclo fino a un attimo prima del momento fatale a parlottare con i colleghi (Giulio Centemero e Jacopo Morrone). Ma anche del sottosegretario, sempre all’Economia, Federico Freni. Entrambi risultavano in missione, ma se avessero votato l’emendamento sarebbe passato: non avrebbero alzato il quorum, ampiamente raggiunto. Raccontano che anche Giorgia Meloni sia rimasta «molto delusa» dall’atteggiamento di questi esponenti del suo governo e a caldo non ha mancato di farlo notare a Matteo Salvini, ignaro delle manovre. Ai casi di Giorgetti e Freni si aggiungono quelli della viceministra Vania Gava (che ha giurato a Salvini di aver fatto il suo dovere, beffata però da un «errore di registrazione») e del sottosegretario Nicola Molteni (rimasto in Transatlantico, secondo Fratelli d’Italia). Lollobrigida dirà che questa storia «racconta un problema negli alleati». Divisi al loro interno, nel caso della Lega, «tra il partito del Nord» (che ruota intorno a Giorgetti) e i salviniani. E per Forza Italia il dualismo sarebbe tra l’anima vicina ad Antonio Tajani e l’altra a lui ostile (tanto da creare anche una chat di coordinamento per il «no», come svelato dal Corriere).Alla Camera è il giorno delle idi di luglio, quello del Grande smarrimento dopo «le coltellate» di martedì alle 19.10. Clima da tutti contro tutti. Nel governo e in maggioranza. Elisabetta Casellati, ministra di FI alle Riforme, confessa di aver suggerito a Meloni di non esplicitare il parere favorevole del governo sull’emendamento impallinato e di rimettersi alla volontà dell’Aula. «La storia della Repubblica insegna che con il voto segreto, a partire da quello per il Quirinale, può accadere di tutto: e io ne so qualcosa...». Aria di tilt.