di
Monica Guerzoni
Le critiche agli applausi dell’esecutivo. E c’è chi ricorda l’esultanza del Di Maio «ministro». Per stabilire le responsabilità servirà l'intervento del Var
Fuori dall’Aula c’è una «molto emozionata» Marta Fascina, ultima compagna di Berlusconi, che del defunto premier parla al presente e sussurra che «Silvio è uomo di pace, ha subìto trent’anni di persecuzione giudiziaria e adesso gioisce anche lui, dall’alto del paradiso». Ma ecco che dentro, nell’emiciclo di Montecitorio, scoppia l’inferno. Succede a mezzogiorno, quando il terzo via libera alla separazione delle carriere fa scattare in piedi il viceministro Francesco Paolo Sisto. Eccolo là che ride e saltella di giubilo e alza i pugni chiusi in segno di trionfo, accanto a un Antonio Tajani che cinge le spalle del ministro Carlo Nordio: «Riforma storica!».
Applausi, sì o noPer le opposizioni è troppo. La capogruppo dem Chiara Braga, che chiedeva attenzione sulla tragedia infinita di Gaza, lo grida nel microfono e rimprovera l’inquilino della Farnesina per «aver applaudito dai banchi del governo». Da quelli del Pd vengono giù gridando uno via l’altro, prima Fornaro, poi Amendola e Cuperlo e Stumpo, si piazzano sotto gli scranni dell’esecutivo e sfogano indignazione e rabbia: «Vergogna! Buffoni!». Parte il coro, un crescendo di voci contrapposte: «Vaffa! Str.! Cojoni!». Finirà (quasi) in rissa, nonostante Elly Schlein abbia provato a stoppare i suoi rivolgendosi a Braga («Chiara, fermali») e poi si sia calata nella mischia per scongiurare il peggio.











