È il giorno delle scuse, timide e calate dall'alto, sterzate e dietrofront. Il governo prova ad archiviare il caso Giusi Bartolozzi, le frasi choc della pasionaria capo di gabinetto di Carlo Nordio contro la magistratura «plotone di esecuzione» di cui «liberarsi». E finisce archiviata anche lei: da qui al giorno delle urne profilo basso, anzi bassissimo - ovvero addio sortite radio e tv - poi si vedrà. Una fiducia a tempo.

Così ha deciso Giorgia Meloni dopo l'inciampo comunicativo della super dirigente del ministero della Giustizia che ha ridato forza al fronte del No e ringalluzzito le opposizioni al coro "dimissioni". Raccontano una premier infuriata con Bartolozzi - indagata per false informazioni ai pm nel caso Almasri - e irritata anche con il Guardasigilli, già richiamato in un recente un faccia a faccia a Palazzo Chigi dopo le frasi sul Csm "paramafioso" che hanno costretto il Quirinale a intervenire. È un'irritazione palpabile già di prima mattina quando Alfredo Mantovano prende le distanze parlando a Radio Uno. «Una frase infelice, come lo stesso ministro Nordio ha sottolineato, la cosa importante adesso è esaminare il merito della riforma» è la linea del sottosegretario a Palazzo Chigi e braccio destro della premier.