Cin cin. Alla buvette della Camera, poco prima dell’ora di pranzo, si alzano i calici. «Alla riforma!», sorridono tra spritz, prosecco e noccioline il ministro Nordio, il suo vice Sisto, l’immancabile capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e una pattuglia di parlamentari della maggioranza. Perché la separazione delle carriere, storico cavallo di battaglia del centrodestra per raddrizzare le storture della giustizia italiana, da ieri è più vicina: da Montecitorio arriva, puntuale, il secondo semaforo verde al ddl che separa i percorsi di giudici e pm e riscrive le regole per l’elezione del Csm, sdoppiandolo. È l’ultimo miglio: ora resta il sì finale del Senato (a fine ottobre) e la scommessa del referendum confermativo, «tra marzo e maggio» nei piani della maggioranza.
Ma se alla buvette il clima è disteso, e in Transatlantico gli onorevoli del centrodestra fanno la fila per uno scatto con Nordio da postare sui social, in Aula l’atmosfera è esplosiva. Tanto che a un certo punto si sfiora la rissa, in mezzo alle urla della metà sinistra dell’emiciclo («vergogna!») e i cori di quella destra («fuori, fuori!»).
Succede tutto in una manciata di minuti. Alle 12 gli scranni della maggioranza sono al gran completo: tutti convocati, c’è pure Marta Fascina, la compagna di Silvio Berlusconi scesa apposta da Arcore per un voto che – dirà più tardi Tajani – «dedichiamo al Cavaliere». Via libera lampo, perché il dibattito si era già esaurito con la seduta fiume in notturna: i sì sono 243, compresi quelli di Azione e alcuni di +Europa (mentre Italia viva si astiene), 109 i no. La Camera esplode in un boato di applausi e di grida. E pure tra i banchi del governo la gioia è incontenibile: sorrisi, strette, pacche sulle spalle. Nordio mima un “grazie” con le mani, Sisto alza i pugni al cielo, la sottosegretaria Matilde Siracusano e la ministra Roccella si danno raggianti un doppio “cinque”. E mentre dai banchi del centrodestra scendono a congratularsi, Pd e M5S insorgono.









