Il vero paradosso è che, nell’epoca in cui quasi tutte le forze politiche rivendicano un rapporto diretto con il popolo e fanno della sovranità popolare uno dei cardini della propria narrazione, quando si tratta di restituire agli elettori una maggiore capacità di scegliere i propri rappresentanti prevale la logica della conservazione. È in questa contraddizione che si misura la distanza tra la retorica e la pratica della politica. Ed è proprio in queste dinamiche che i populismi finiscono per prevalere sul popolo. Il commento di Salvo Di Bartolo
C’è un dato politico che merita più attenzione della cronaca parlamentare. La bocciatura, per un soffio e con voto segreto, dell’emendamento che avrebbe reintrodotto, almeno parzialmente, le preferenze nella legge elettorale non racconta soltanto un incidente di percorso della maggioranza. Racconta, piuttosto, la capacità di un sistema di preservare sé stesso.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il voto dell’Aula ha restituito un’immagine piuttosto nitida: quando si mette mano ai meccanismi attraverso cui si forma la classe dirigente, le appartenenze politiche diventano improvvisamente meno rilevanti dell’interesse comune a conservare l’assetto esistente.















