Le preferenze, che per molti sarebbero il toccasana, un tempo c’erano già. Chi ha più di 60 anni ricorda come funzionava nella Prima Repubblica, quando si andava al seggio con in tasca i “santini” dei candidati, vota questo e vota quello. Le liste erano calate dall’alto, le compilavano i capipartito (chi altro sennò?), ma a noi elettori veniva concesso perlomeno di scegliere nel menù; e forti della nostra investitura gli eletti in Parlamento potevano prendere iniziative che i “nominati” odierni nemmeno si sognerebbero: la stessa differenza che corre, si passi il paragone, tra i polli ruspanti e quelli d’allevamento.