Kiwon nasce a Milano dall'idea di Ha-Neul "Cielo" Ko insieme a Emanuele Romanelli e Carmine Colucci. Un wine bar con cucina che reinterpreta i sapori della Corea del Sud per costruire un dialogo inedito tra piatti tradizionali e vinoKiwon nasce a Milano dall'idea di Ha-Neul "Cielo" Ko insieme a Emanuele Romanelli e Carmine Colucci. Un wine bar con cucina che reinterpreta i sapori della Corea del Sud per costruire un dialogo inedito tra piatti tradizionali e vinoC’è chi dice che la cucina di Kiwon sia troppo poco piccante, per essere sudcoreana. Ha-Neul Ko, ma voi potete chiamarlo Cielo, riceve il feedback in silenzio. c’è un’assurdità di fondo: la famiglia di Cielo è la proprietaria di Ginmi, tra i primi ristoranti sudcoreani di Milano, famoso per essere “originale”, senza sofisticazioni né sconti ai palati occidentali. E lui, Cielo, si trova proprio in cucina. Anzi, si trovava. Perché dall’anno scorso, con due soci e amici, ha aperto Kiwon, enoteca con cucina della Corea del Sud. Per chi conoscesse anche solo vagamente la tematica, avrà capito l’inghippo: se Cielo avesse tenuto i livelli di piccantezza tradizionali della sua cucina di casa, probabilmente l’abbinamento con il vino sarebbe stato impossibile. E infatti, mi spiega semplicemente: «Siamo costretti a sottolinearlo, tutto qui, a dire esplicitamente che il nostro approccio in cucina è diverso e per intento, non per accidente».Mi immagino la stanchezza, ma i risultati alla fine ripagano. Riavvolgiamo: perché Kiwon è stato aperto nell’ottobre 2025, e da allora sta andando alla grande. «Siamo Cielo, Emanuele (Romanelli, nda) e Carmine (Colucci, nda), ci siamo conosciuti in enoteca». Non da Kiwon, evidentemente, ma in quella in cui lavoravano, a un certo punto, Emanuele e Carmine. Si tratta di Flor, sui Navigli. Prima ancora, Emanuele si occupava di panificazione, aveva studiato all’Alma e da Renato Bosco, aveva lavorato con Davide Longoni. Carmine, invece, ha avuto un percorso nell’ospitalità, tra La sala del vino e Spazio di Niko Romito, sempre a Milano. Flor è arrivata nel 2019. «Con il Covid ci siamo un po’ persi. Poi ci siamo ritrovati in via Sottocorno, qui di fianco, nella nuova enoteca che aveva aperto Emanuele una volta lasciata l’altra, Temp». L’avventura di Kiwon inizia in modo favolistico, con il flair che accompagna la ricerca dell’ultimo bicchiere, ritornatoci collettivamente in mente, di recente, con Le città di pianura, film di Francesco Sossai pluri-vincitore ai David di Donatello. Una passeggiata insieme dopo la chiusura, le idee che iniziano a frullare. Se viene voglia di un toast al kimchi, dove posso andare a mangiarlo, fatto per bene?Detto, fatto. Sembra per destino, ma il locale lo trovano subito. Via Macedonio Melloni, quartiere residenziale di Milano bene. «Abbiamo aperto nel giro di un annetto. Abbiamo trovato il posto a fine 2024, firmato a inizio 2025, e poi ci siamo messi a seguire il restyling. Ci siamo costretti ad aprire, a un certo punto. Programmando la pre-apertura per venerdì 17 ottobre, e cacciando l’impresa di costruzioni a forza. Avevamo ricevuto l’allaccio del gas alle 17:00 di quella stessa giornata, e Cielo era appena entrato in cucina». La fibrillazione c’era, sulle mani di Cielo. E c’è ancora, quando il vicinato si siede a tavola da Kiwon. «Ho sempre paura che non capiscano. Che non abbiano mai mangiato la cucina della Corea del Sud, che la trovino strana… spio dalla cucina a vista e mi tranquillizzo solo dopo i primi bocconi». C’è anche da dire che, ormai, i “formati-vineria” con piccola cucina messi in piedi attorno a cucine non europee stanno occupando parecchio spazio, a Milano, sia per numero che qualità. in contemporanea ai processi di Kiwon, ricordano i ragazzi, apriva Balay, ispirazione filippina and more. E ora in Porta Venezia c’è Renen, wine bar con in menu i Bao, gestita da Yaolin (da tutti conosciuta come Jessica), di origine cinese. «Quindi confidavamo che il pubblico fosse ormai pronto a questo passo. Noi, dal canto nostro, sapevamo di avere un’unicità su cui puntare: quella di Cielo e della sua cucina sudcoreana. E poi, certo, facendo un bel lavoro sui vini, ma non ci illudiamo di essere gli unici a farlo». Che cosa si mangia, allora, da Kiwon? Classici come gli “gnocchi” Ttok bokki, pollo fritto, Insalata di patate e kimchi di cetrioli, Yuk hue (tartare di carne alla sudcoreana), Mandu (ravioli) di verdure, toast al bulgoghi (carne marinata e grigliata) e tanto altro, a rotazione, nello spirito del “dài Cielo, caccia un piatto”. Così, almeno, l’hanno sempre spronato i suoi soci. «I ristroanti di cucine dal mondo tradizionali, di famiglia, nello stile di una trattoria o di un’osteria rimarranno. Anzi, è bello vedere che alcuni clienti di Ginmi lo siano diventati di Kiwon, e vedi dove vanno a mangiare a seconda di che cosa hanno voglia». Aggiunge Cielo: «Il mio obiettivo, con Kiwon, è raccogliere quanto più pubblico possibile dalla Corea del Sud». Per farli interessare al vino, conclude, ma anche a un approccio di cucina più fresco.Non è assolutamente un’impresa impossibile. Cielo viaggia regolarmente verso la Corea del Sud, e alla sua ultima visita, l’anno scorso, ha incontrato tantissimi wine bar con cucina, esattamente come a Milano. «Solo che non ci abbinano cucina coreana, ma occidentale, italiana, spagnola o francese che sia. Io vorrei scardinare questo approccio». Mi viene la curiosità di sapere che cos’altro stiano mangiando, in Corea del Sud. «Va ancora tanto l’abalone: è un mollusco che ha un sapore misto tra quello della capasanta e dell’ostrica, abbastanza neutro, e ha la consistenza che ricorda quella di un fungo. Ha una conchiglia bellissima, piena di colori». La quale, di solito, viene messa in bella mostra a fianco del piatto, provocando l’effetto-desiderio tipico dei social (e dei trend).Ma questa non è materia per Kiwon. Che preferisce, al massimo, muoversi lungo il filo rosso della memoria. Racconta Cielo: «Poi, naturalmente, nel menu abbiamo piatti che rispecchiano la storia della mia famiglia, ciò a cui sono legato. Oltre i classici sudcoreani, mi viene in mente l’ostrice fritta, che è il piatto preferito di mia madre». Ogni enoteca, insomma, ha il suo paese, ed è un po’ paese. Alla salute, anzi: Geon-bae!Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Kiwon, il wine bar coreano di Milano che racconta una nuova Corea del Sud
Kiwon nasce a Milano dall'idea di Ha-Neul "Cielo" Ko insieme a Emanuele Romanelli e Carmine Colucci. Un wine bar con cucina che reinterpreta i sapori della Core







