Negli ultimi anni sembra essere esplosa una moda per tutto ciò che è coreano: musica, serie, beauty, moda, design, cultura e ovviamente cucina. Ma siamo sicuri di conoscerla davvero, cioè di sapere com’è la vera cucina coreana di oggi, quella contemporanea? Ce ne parla Han Eul Lee, chef del Laboratorio di Antropologia del Cibo, raccontandoci alcuni aspetti fondamentali che l’hanno trasformata negli anni.

La diffusione capillare dell’instant shik, ovvero del cibo istantaneo

C’è un importante e fondamentale cambiamento che è avvenuto nella cucina coreana a partire dal dopoguerra, dagli anni Sessanta in poi, ovvero l’arrivo imponente dell’instant shik g, cioè del cibo istantaneo e liofilizzato. Quando le donne hanno iniziato a lavorare e in generale la gente ad avere meno tempo, un po’ ovunque si è andati alla ricerca di cibi più veloci. Ma in Corea questo è successo un po’ più che altrove perché il cibo istantaneo è diventato un vero e proprio must, fortemente radicato nelle abitudini dei coreani. «La generazione di mia mamma è stata la prima che si è fatta assuefare dall’instant shik g, estraneo ad esempio a mia nonna», racconta Han.

Chef Han, foto di Carlo Manzo

«Quando mia mamma ha assaggiato i primi cibi liofilizzati non ha più smesso, perché portavano un’ondata improvvisa di sapore, gusti salati e piccanti che caratterizzavano in modo nuovo i piatti tradizionali». La cucina tradizionale coreana, infatti, era prevalentemente povera, fatta di tante verdure e poca carne, quella che oggi troviamo ancora in Corea del Nord, meno esposta all’influenza occidentale rispetto alla Corea del Sud. Era una cucina dai tempi dilatati e dalle lunghe preparazioni, come lo dimostra il noto kimchi, il cavolo fermentato che ci vogliono giorni e giorni per prepararlo a casa. Oggi solo il venti per cento lo fa ancora in casa, la maggior parte delle famiglie lo compra al supermercato, così come i famosi kimchi jeon, cioè i pancake di kimchi con peperoncino e fecola di patate si fanno ormai quasi sempre con il kimchi in scatola.