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Il ristorante milanese di Claudio Liu, unico nipponico a vantare una stella in Italia, ha tra le sue particolarità una straordinaria cantina, guidata dall’head sommelier Danilo Tacconi, che fa dialogare due mondi apparentemente lontani. Lo Champagne occupa il centro della scena ma c’è anche un’importante rappresentanza di bianchi e rossi da tutto il mondo. Oltre ovviamente ai sakè

Nel panorama milanese, dove ogni settimana nasce un “nuovo concetto di cucina”, IYO resta un caso raro: non solo perché è l’unico ristorante orientale in Italia a vantare una stella Michelin, ma anche perché è riuscito a far dialogare Giappone e vino senza che nessuno dei due perdesse la faccia. Da quasi vent’anni il ristorante di Claudio Liu ha costruito una cantina che oggi è diventata un piccolo archivio liquido della contemporaneità.

Ne è custode Danilo Tacconi, head sommelier con il gusto per l’equilibrio più che per l’effetto. Sotto la sua supervisione la carta ha superato le ottocento etichette, ma la quantità non è il punto: il valore sta nel disegno, nella coerenza di una selezione che mescola rigore e curiosità. Lo Champagne, per esempio, occupa il centro della scena, ma non si tratta del solito elenco di etichette blasonate. Accanto alle maison storiche ci sono récoltants-manipulants scelti per la precisione espressiva del terroir e per la loro capacità di reggere il confronto con sashimi, wagyu e tartufo.