A Coronata, sul limitare della collina che si affaccia sulla valle del Polcevera e sul nuovo ponte San Giorgio, c’è da 4 anni un belvedere intitolato a Mirko Vicini, 30 anni, una delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi. Ognuna di quelle 43 vite spezzate porta con sé una tragedia, ognuna diversa e però anche uguale a tutte le altre.Lo strazio di Paola Vicini, la mamma di Mirko, ebbe un prologo se si può dire così durato cinque giorni, infatti Mirko fu l’ultimo corpo ad essere recuperato dalle macerie mentre erano già in corso i funerali di quasi tutte le altre vittime.
Per quei cinque giorni di attesa trascorsi ininterrottamente accanto all’area dove cercavano suo figlio, Paola coltivò quella speranza illusoria che le serviva però per reggere un minuto dopo l’altro all’idea della morte del figlio. Alla fine lo trovarono quei soccorritori che con Paola avevano ormai intrecciato un rapporto fraterno che dura tuttora.Lo choc, l’angoscia, il dolore, la rabbia o la resa, a volte entrambe. Sono i sentimenti che hanno attraversato tutti i famigliari delle 43 vittime. Sono sentimenti che non li abbandonano.I morti del Morandi, nelle nazionalità o provenienza regionale, nelle varie fasce di età o di professione, riflettono esattamente la composizione del traffico di una vigilia di ferragosto.













