La tragedia del Ponte Morandi è uno di quegli avvenimenti che ha segnato per sempre la recente storia italiana e che, ancora oggi, è oggetto di dibattiti e speculazioni di ogni tipo. Il dramma si consuma nella tarda mattinata di martedì 14 agosto 2018. Sono precisamente le ore 11:36 quando, nel bel mezzo di un violento nubifragio che si sta abbattendo sul capoluogo ligure, una porzione di circa duecento metri del Ponte Morandi crolla improvvisamente. Il viadotto autostradale della A10, che sovrasta l'alveo del torrente Polcevera, era stato progettato dal celebre ingegnere Riccardo Morandi e inaugurato nell'ormai lontano 1967.
Per oltre cinquant'anni, questa imponente struttura ha rappresentato un cruciale snodo stradale e logistico vitale per la città di Genova, collegando in modo diretto il Nord Italia, la Francia e le principali aree industriali e portuali della regione.L'evacuazione e la nascita della Zona Rossa Al momento del crollo, sul ponte stanno transitando numerosi veicoli. L'impatto è devastante e costa la vita a 43 persone, tra le quali si registrano purtroppo anche tre minori.Le vittime erano di differente nazionalità, proprio per via dell'importanza logistica di quel viadotto. Al crollo morirono 29 italiani, 4 francesi, 3 cileni, 2 albanesi, una persona colombiana, una moldava, una giamaicana, una peruviana e una rumena. Oltre la nazionalità, anche l'età delle vittime prende un ampio range numerico, andando dai 64 anni fino ai 9. I feriti totali estratti dalle macerie sono quattordici, anche se alcune fonti iniziali del bilancio ne indicheranno undici. L'ultimo corpo senza vita delle vittime viene individuato e recuperato proprio mentre a Genova si stanno celebrando i funerali di Stato. Le esequie solenni vengono officiate il successivo 18 agosto 2018 all'interno del padiglione Jean Nouvel della Fiera di Genova, alla presenza commossa delle massime cariche istituzionali della Repubblica Italiana.La gravità del disastro spinge le autorità locali a disporre l'immediata evacuazione dell'intera area sottostante e limitrofa al viadotto, una zona densamente urbanizzata dove sorgono sia importanti capannoni industriali sia numerosi complessi di edilizia residenziale. Da quel preciso istante, le strade e i quartieri ridosso della struttura cancellano temporaneamente la loro identità toponomastica ufficiale per essere raggruppati sotto la denominazione di "zona rossa". Il provvedimento di sgombero forzato per motivi di sicurezza genera circa 600 sfollati, costringendo almeno 250 nuclei familiari ad abbandonare precipitosamente le proprie case.Il catastrofico cedimento del viadotto ha inferto un colpo durissimo anche alla mobilità ligure, imponendo l’immediata chiusura del raccordo stradale tra le autostrade A7 e A10, l'interruzione delle arterie stradali sottostanti e il blocco della linea ferroviaria di collegamento con il porto. Per ben due anni, l'intero flusso veicolare è stato forzatamente deviato presso lo svincolo di Genova Aeroporto, paralizzando la viabilità urbana ed extraurbana, mentre il Consiglio dei ministri dichiarava il 15 agosto 2018 lo stato di emergenza per dodici mesi, nominando il governatore Giovanni Toti commissario straordinario.Il dramma collettivo è culminato nella giornata di lutto nazionale del 18 agosto 2018, quando nel Padiglione Blu della Fiera di Genova si sono celebrati i funerali di Stato per diciannove delle quarantatré vittime totali, officiati dal cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco insieme all’imam Salah Hussein, che ha ricordato i due giovani cittadini albanesi scomparsi, alla solenne presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dei presidenti delle Camere Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, del premier Giuseppe Conte e del sindaco Marco Bucci, circondati dall'abbraccio di oltre ottomila persone dentro e fuori la struttura.Se a fine agosto sono stati consegnati i primi alloggi provvisori ai profughi della "zona rossa", supportati da contributi mensili per l'autonoma sistemazione che hanno comunque innescato proteste davanti alla sede del consiglio regionale a inizio settembre, sul piano politico il disastro ha spinto il Governo ad avviare una storica revisione delle concessioni autostradali. La desecretazione degli allegati finanziari il 27 agosto 2018 ha inizialmente svelato che una revoca unilaterale ad Autostrade per l'Italia avrebbe potuto comportare una penale risarcitoria da circa 20 miliardi di euro, uno scenario poi superato dalle successive interpretazioni ministeriali che hanno configurato il crollo del ponte come un palese e oggettivo "grave inadempimento", sollevando così lo Stato da qualsiasi obbligo di indennizzo miliardario nei confronti del concessionario inadempiente poiché il bene pubblico non era stato restituito integro.Le reazioni della politica e la revoca della concessione Il disastro del Polcevera catalizza immediatamente l'attenzione del governo italiano, che si ritrova a dover gestire contemporaneamente tre fronti emergenziali di massima priorità: garantire la rapida ricostruzione di un'arteria stradale vitale, fornire il necessario sostegno economico e logistico alle famiglie colpite e ridefinire i rapporti concessori con il gestore autostradale. Il giorno seguente alla tragedia, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al termine di un Consiglio dei Ministri convocato d'urgenza presso la Prefettura di Genova, annuncia l'avvio ufficiale dell'iter per la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia.Questa complessa vicenda societaria troverà un punto di svolta definitivo nel maggio del 2022, con la vendita formale di Aspi a Cassa Depositi e Prestiti. Sempre sul fronte politico e amministrativo, il 20 agosto 2018 il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti viene nominato, tramite un'apposita ordinanza del dipartimento della Protezione Civile, commissario straordinario per l'emergenza per la durata iniziale di dodici mesi, incarico che verrà successivamente prorogato. Il medesimo provvedimento dispone lo stanziamento immediato di primi fondi speciali da parte del Consiglio dei Ministri per un valore complessivo di 33,4 milioni di euro.Nel frattempo, la macchina della solidarietà e dell'assistenza procede a ritmo serrato. Il 20 agosto 2018, ad appena sei giorni dal crollo, le prime undici famiglie sfollate ricevono fisicamente le chiavi dei loro nuovi alloggi direttamente dalle mani del sindaco di Genova Marco Bucci e del governatore Giovanni Toti. Grazie a un piano di ricollocamento coordinato, tra la fine del mese di ottobre e i primissimi giorni di dicembre dello stesso anno, tutte le famiglie sfollate della zona rossa riescono a trovare una sistemazione abitativa definitiva.Il "Decreto Genova" e la struttura commissariale L'11 settembre 2018, l'allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli annuncia l'imminente varo di un maxi decreto legge interamente dedicato alla città di Genova. Il testo del provvedimento viene firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 28 settembre 2018 e, dopo un iter parlamentare caratterizzato da accesi scontri politici, viene definitivamente convertito in legge il 15 novembre dello stesso anno. Il 4 ottobre 2018 viene formalizzata la nomina del sindaco Marco Bucci nel ruolo di commissario straordinario per la ricostruzione. Bucci firma il suo primo decreto commissariale il successivo 13 novembre. Da quel momento e fino al 21 dicembre 2018, la struttura commissariale emana un totale di 21 decreti attuativi, completando l'intero impianto normativo e operativo previsto dal governo per l'avvio dei cantieri.La rinascita: la costruzione del Ponte Genova San Giorgio Il passo decisivo per la ricostruzione viene compiuto il 18 dicembre 2018 con l'emanazione del decreto commissariale numero 19, il quale affida la realizzazione del nuovo viadotto a un consorzio statale composto da Salini, Fincantieri e Italferr. L'opera viene realizzata basandosi sul disegno donato alla città dall'architetto e senatore a vita Renzo Piano, nominato dallo stesso Bucci come supervisore tecnico a garanzia dell'assoluta qualità del progetto. La nuova struttura prevede un impalcato interamente in acciaio poggiato su massicce pile in cemento armato, eliminando del tutto la presenza di stralli e sancendo il definitivo abbandono del vecchio nome "Morandi".Le operazioni per la rimozione definitiva della vecchia struttura sono iniziate il 9 febbraio 2019 con lo smantellamento delle campate occidentali più tradizionali, per poi culminare nella storica e drammatica mattinata del 28 giugno 2019 quando, alle ore 9:37, le iconiche pile strallate dieci e undici della porzione est e la rampa di raccordo a cantilever verso Ventimiglia sono state fatte implodere con la dinamite, dopo lo sgombero e l'abbattimento preventivo di tutti i condomini sottostanti. La demolizione controllata, costata complessivamente 21,4 milioni di euro ed eseguita nell'arco di quattro mesi da un’associazione temporanea di imprese composta dalle società Fratelli Omini di Novate Milanese, Fagioli di Reggio Emilia, IREOS di Genova e IPE Progetti di Torino, sotto la stretta supervisione dell'azienda parmense Siag guidata dal noto esplosivista Danilo Coppe, si è consumata in appena sei secondi attraverso quattro rapidissime fasi coordinate da cinquecento inneschi elettronici, più di cinquecento chili di dinamite e ben cinquemila metri di miccia detonante.La sequenza distruttiva ha visto dapprima il taglio netto degli stralli della campata undici tramite cariche cave direzionali che hanno fatto cadere i sostegni ad "A" verso ovest, seguito dall'innalzamento di imponenti muri d'acqua alti novanta metri per mitigare la diffusione delle polveri, dal collasso simultaneo delle strutture portanti centrali e dei pilastri di entrambe le campate e, infine, dalla creazione di ulteriori barriere idriche laterali alte quaranta metri. Di quel colosso ingegneristico che per oltre mezzo secolo ha segnato lo skyline e la storia genovese, oggi l'unico elemento superstite e integro del progetto originale di Riccardo Morandi rimane la sola rampa elicoidale di raccordo diretta verso le autostrade A7 e A12, mentre l'intera tratta mancante è stata definitivamente rimpiazzata dal nuovo e moderno viadotto Genova San Giorgio.Il nuovo viadotto viene ultimato nell'estate del 2020. Il 3 agosto, alla presenza del premier Giuseppe Conte, si svolge la cerimonia ufficiale del taglio del nastro. La sera successiva, il 4 agosto 2020, le prime automobili tornano a transitare sulla nuova struttura, battezzata ufficialmente Ponte Genova San Giorgio. L'imponente opera ingegneristica è lunga 1.067 metri, poggia su 18 pile che sorreggono 19 campate e ricongiunge stabilmente i due lati della vallata del Polcevera, tornando pienamente operativa grazie anche a una nuova rampa di raccordo con l'autostrada A7. Per completare la struttura in tempi record è stato necessario il lavoro ininterrotto di oltre 1.200 persone tra operai, ingegneri e tecnici. L'opera di riqualificazione urbanistica della vallata non si esaurisce con il solo viadotto autostradale. Nei piani di riassetto dell'intera area sottostante è prevista la realizzazione del "parco del Polcevera" e del suggestivo "cerchio rosso", un'avveniristica struttura ciclo-pedonale progettata dallo studio dell'architetto Stefano Boeri, pensata per ricucire il tessuto sociale e urbano di una porzione di città profondamente ferita.












