Quella di sette anni fa "è una tragedia del profitto.
Se la finanza non fosse stata il tiranno della gestione di impresa, se la vera cultura aziendale avesse prevalso, questa tragedia non ci sarebbe stata".
E' in queste parole che si concretizza il motivo per cui, secondo il Comitato ricordo vittime del ponte Morandi, il 14 agosto 2018 morirono 43 persone. A dirlo in aula l'avvocato Raffaele Caruso, che rappresenta l'associazione insieme alla collega Graziella Delfino oltre a Egle Possetti e Marcello Bellasio, in più di quattro ore di arringa.
In fondo alla tensostruttura una quindicina di parenti, alcuni in presenza per la prima volta, con gli occhi lucidi e i cuori gonfi di dolore. Un dolore indicibile, come quello di un padre che ha perso i figli e che viene introdotto con la citazione della poesia Pianto Antico di Giosuè Carducci, che "ha diritto a entrare nel processo".
Nel ricostruire le responsabilità per quelle morti, Caruso ha ricordato come il crollo sia la "tragedia del capovolgimento delle priorità nella gestione dell'impresa, la tragedia del tradimento del lavoro, il tradimento della cura dovuto a sciatteria, superficialità, svogliatezza".







