di
Floriana Rullo
Andrea Vittone, Claudia Possetti e i figli Manuele e Camilla, diretti al mare, morirono nel disastro del 2018. Egle Possetti ha tatuati i loro nomi su un braccio: «Un vuoto che si rinnova ogni giorno. Le scuse? Troppo tardi»
È atteso per oggi il verdetto per i 43 morti, tra cui gli 11 piemontesi, morto nel crollo del Ponte Morandi il 14 agosto 2018. Oggi, giovedì 16 luglio, Genova segna il tempo del giudizio. Dopo 284 udienze, il processo per il crollo del Ponte Morandi giunge al capolinea. I giudici sono in camera di consiglio per emettere una sentenza che dovrà dare un nome e un volto alle responsabilità per la morte di 43 persone, chiudendo un capitolo di dolore che ha squarciato anche il cuore di Pinerolo e di tutto il Piemonte.
Ponte Morandi, una famiglia distruttaTra chi attende il verdetto c'è Egle Possetti, che porta sul braccio, come un tatuaggio indelebile, i nomi di sua sorella Claudia, del cognato e dei due nipoti. La loro è una storia che tocca nel profondo il Piemonte: la famiglia di Pinerolo, spazzata via in un istante mentre viaggiava verso il mare, è diventata per Egle il volto di una battaglia combattuta in prima linea, a capo del comitato dei parenti delle vittime. In quel tragico giorno, il crollo non ha solo spezzato 43 vite, ma ha lasciato un vuoto che ancora oggi grida giustizia in ogni angolo della comunità pinerolese. «Claudia era il sole», ricorda Egle, con la voce di chi custodisce ancora la memoria di una quotidianità rubata. «Ricordo ancora il modo in cui progettavamo le vacanze, la normalità di una vita che credevamo invulnerabile. Quel vuoto non si riempie, si rinnova ogni giorno». Oggi, però, non c’è spazio per la nostalgia: c'è la ferma richiesta di una verità che non ammette ambiguità.










