Si tengono per mano, i familiari delle vittime del Morandi, mentre il giudice di Genova Paolo Lepri legge la prima sentenza sul crollo del ponte. Si stringe ai vicini e piange Paola Vicini, che sotto le macerie ha perso il figlio Mirko, l’ultimo a essere ritrovato, travolto mentre lavorava sotto la pila collassata. Abbraccia il figlio Cesare Giovanna Donato, insieme hanno pianto la morte sotto il viadotto di Andrea Cerulli. Ascolta e a lettura conclusa si lascia andare in un timido sorriso Egle Possetti, che il 14 luglio del 2018 ha perso l’intera famiglia della sorella, e in questi anni ha fatto fa instancabile portavoce del comitato che riunisce i parenti di 43 persone che non ci sono più.
«Non siamo avvocati e non possiamo commentare, la condanna a 12 anni ci può stare ma dobbiamo capire tutto il resto perché c'erano tanti imputati», è il commento a caldo della voce dei familiari. Prima di poter fare un bilancio, il comitato si riunirà con i legali per capire di più delle infinite disposizione della sentenza: di mezzo «ci sono diverse aggravanti che sono state stralciate, e la cosa potrebbe avere un peso in chiave proscrizione», spiega Possetti, ma intanto c’è l’apparenza di «un barlume di luce in fondo al tunnel». I 12 anni a Giovanni Castellucci, l’ex ad di Autostrade, dice «siamo ancora tutelati, conferma le accuse, soprattutto ribadisce quello che abbiamo sempre pensato: che l’ad fosse il motore di quanto accadeva, e di quanto questo ha comportato. Non ci fossero state delle pene, sarebbe stato un liberi tutti».












