C’è un’operosità silenziosa che attraversa i nostri chiostri, un ritmo che ricorda il ronzio instancabile delle api che, con pazienza millenaria, trasformano il polline raccolto in un alimento che dà energia e vita: il miele.

Nella vita monastica, questo \"ora et labora\" non è solo un dovere, ma una trasformazione interiore che richiede tempo, dedizione e una costante attenzione al dettaglio.

Qualche giorno fa, alla nostra forestiera, dove i pellegrini \"non mancano mai\", ha bussato un giovane ragazzo reduce dal Cammino di Santiago.

Il suo volto, segnato dal sole e dalla polvere, portava il sapore di chi ha smesso di correre per iniziare finalmente a camminare.La sua storia è stata per noi come una goccia di miele: densa, dorata e capace di restituire vigore.

Ci ha raccontato di come fosse arrivato al punto di perdere se stesso tra le pieghe di una vita \"ingolfata di parole\" e di una fretta che prometteva efficienza ma consegnava solo una sottile inquietudine.