C’è una sapienza particolare nel fare la marmellata, un’arte che richiede di saper scegliere il frutto, mondarlo con cura e, soprattutto, saper attendere che il fuoco compia la sua lenta trasformazione.

Non è un processo che si può abbreviare; richiede quella stessa attenzione al dettaglio e quel senso della misura che San Benedetto indicava come cardini per ogni azione umana.

Recentemente, questa metafora si è fatta carne e storia nell’incontro, seppur mediato da uno schermo, con E., una bambina che ha imparato a conoscere il sapore della vita attraverso una \"cottura\" precoce e difficile, sospesa per anni tra le mura di casa e quelle di un ospedale.

La storia di E. è una di quelle che profumano di unicità.

Proprio come il frutto che, prima di diventare dolcezza spalmabile, deve passare attraverso la prova del calore e la separazione da ciò che è superfluo, così questa piccola \"creatura\" abita da tempo uno spazio di fragilità che interroga profondamente il nostro modo di guardare il tempo.