C’è una sapienza antica che lega la cucina alla musica, un’arte del \"mettere insieme\" che trasforma singoli elementi in un’esperienza che nutre lo spirito.
Se la vita monastica è scandita dal ritmo della preghiera che dà forma al tempo, in questi giorni il nostro monastero di Sant’Anna è diventato una casa accogliente a cielo aperto, dove il silenzio del chiostro e la solennità delle nostre pietre hanno accolto: il coro e l’orchestra della Scuola di Musica Celestino Eccher e e della scuola musicale Guido Gallo dal Trentino.
Vederli accordare gli strumenti e schiarire le voci è stato come assistere alla preparazione di un grande minestrone d’autore.
In cucina, come in un’orchestra, la diversità non è un ostacolo ma la condizione necessaria per la bellezza: il rosso del pomodoro, l’arancione della carota e il verde degli spinaci hanno ciascuno un sapore proprio, ma è solo nella loro unione che sprigionano un gusto nuovo.
Allo stesso modo, questi ragazzi, pur essendo diversi per storia, sensibilità e \"strumento\", hanno saputo abitare la nostra casa trasformando la loro pluralità in una piazza di persone che, pur non pensandola sempre allo stesso modo, costruiscono armonia.







