La Certosa di San Lorenzo, a Padula, il più vasto complesso monastico dell’Italia meridionale, con i suoi cinquantamila metri quadrati tra chiostri, biblioteche, cucine storiche decorate con maioliche settecentesche e ambienti affrescati, ha ospitato la sesta tappa di Praesentia-Gusto Campania. Divina. Qui, nel cuore del Vallo di Diano, in provincia di Salerno, la Dieta Mediterranea torna a mostrarsi non come un semplice regime alimentare né uno strumento occasionale per affrontare malattie o perdere peso, ma come uno stile di vita. Una sapienza che affonda le radici nel cristianesimo e nella tradizione monastica, fondata su misura e sobrietà, capace di trasformare il poco in molto e di dare valore alla semplicità.

L’appuntamento

L’evento si è aperto con un cooking show condotto da Maddalena Fossati, direttrice de La Cucina Italiana e di Condé Nast Traveler. Due piatti hanno dato corpo al tema: Cristian Torsiello, chef della Locanda Arbustico di Paestum, ha preparato una zuppa di cipolla di Vatolla, nocciola e tartufo, una pietanza che porta in sé il paesaggio cilentano, con le sue colline odorose di boschi e la dolcezza antica di un ortaggio locale, mentre Antonio Giordano, della Locanda San Cipriano di Atena Lucana, ha presentato una ciambotta di baccalà e verdure, il mare nordico tramutato in alimento mediterraneo, simbolo di come la fede e la storia abbiano inciso sugli scambi e sulle abitudini. Dopo la Riforma protestante, infatti, la Chiesa cattolica irrigidì le regole di astinenza, moltiplicando i giorni di magro: serviva una proteina conservabile e accessibile e il merluzzo essiccato o salato divenne alimento universale, dal Nord Europa alle coste italiane, trasformato in una ricetta identitaria di ogni regione italiana.