Psicoterapeuta
«errante», specializzato in analisi bioenergetica e formato in analisi
junghiana, nonché appassionato di cammino e danze tradizionali.
In questa rubrica, complice il titolo che ci eravamo dati, «psicogeografie», ho parlato spesso di viaggi e del viaggiare, dando forse l’impressione di essere sempre in movimento. In realtà la mia vita è piuttosto stanziale, il mio lavoro porta abbastanza naturalmente a metter radici profonde e ferme. E anche in viaggio, d’altra parte, amando io i mezzi di trasporto più lenti possibile, i miei piedi e i treni soprattutto, mi trovo spesso ad attendere un treno in una stazione o a stare fermo a riposare. Se, in un mondo in continua accelerazione, la scelta della lentezza può apparire controcorrente, la pausa e la sosta appaiono eretiche, addirittura rivoluzionarie (e di rivoluzione ho parlato altre volte, in maniera oblique e trasversale in questo articolo e in quest altro) e quindi, “ci piacciono”. Può capitare che il contrasto fra ciò che ci circonda la nostra immobilità ci faccia sentire una sorta di dissociazione e quindi ci dia la sensazione di esser “fuori posto”, o che stiamo sbagliando qualcosa, o di star perdendo tempo. Questo può accentuare il disagio di situazioni in cui non abbiamo scelta e ci ritrova nella costrizione a una sosta forzata, perché muoversi è impossibile. Eppure spesso una sosta è necessaria, sia perché, tornando alla metafora del viaggio, abbiamo bisogno di riposare o il mezzo che dobbiamo prendere tarda ad arrivare. Qui il nostro vissuto può cambiare molto in base all’atteggiamento che adottiamo di fronte allo star fermi. Possiamo arrabbiarci, imprecare e viverla male, o darvi un senso e vivercela in altro modo. In un racconto intitolato «L’autostrada del Sud», raccolto in «Tutti i fuochi il fuoco» Julio Cortázar racconta di un gigantesco ingorgo che blocca svariate persone sull’autostrada e durante il quale, col passare del tempo, si creano amicizie, amori, relazioni commerciali fra gruppi che hanno cibo e gruppi che hanno bevande, qualcuno che ha contratti con i contadini della zona.








