Nuovo round di votazioni e nuovo colpo di scena, che non cambia però la sostanza per gli elettori: la Camera dice ancora no alle preferenze, bocciando, dopo quello del centrodestra, anche l'emendamento di Futuro nazionale. Ma la maggioranza si divide di nuovo, con FdI che, recitando il leitmotiv della "coerenza" vota (per la prima volta) coi vannacciani mentre Lega e Forza Italia confermano la loro contrarietà. La riforma però non subisce battute di arresto, nonostante il pressing delle opposizioni che continuano a chiedere al centrodestra di fermarsi.

E mentre prosegue lo scontro sulla parità di genere - Giorgia Meloni "tradisce le donne per il potere" va all'attacco Elly Schlein - si arriva perfino a dare il via libera, all'unanimità, alla possibilità di voto per i fuorisede. In attesa di vedere come si chiuderà il primo round della partita, con il primo via libera di Montecitorio all'intero provvedimento che sarà, ancora una volta, a scrutinio segreto.

Di prima mattina, a Montecitorio, inizia a circolare la voce che possa cambiare il parere del relatore di maggioranza (Angelo Rossi di FdI) sull'emendamento del partito di Roberto Vannacci e pure sull'altro rimasto in vita, sottoscritto da Francesco Gallo e Luigi Marattin, segretario del Partito liberaldemocratico, entrambi iscritti al gruppo Misto. Il parere, inizialmente contrario, diventa di "remissione all'Aula", lasciando quindi liberi i deputati meloniani di dare il loro sì alle preferenze, in una versione, quella di FnV soprattutto, molto più spinta rispetto alla proposta di mediazione (coi capilista bloccati) bocciata il giorno prima. "Abbiamo fatto la nostra battaglia a viso aperto", sintetizza il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.