I giudici della terza sezione penale della Corte di Appello di Bari (presidente Adolfo Blatmann D’Amelj; consiglieri Elio Di Molfetta e Danilo Staffieri) hanno respinto la domanda di estrazione presentata dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese nei confronti dell’imprenditore cinese (ma con passaporto di un piccolo stato Caraibico) Zhao YongYong, 61 anni, di Taiyuan, capitale della provincia dello Shanxi.

Il cittadino straniero era stato fermato la mattina dello scorso 8 aprile dalla Polizia di frontiera marittima e aerea nel porto di Bari. Al valico di frontiera, dopo lo sbarco da un traghetto proveniente dalla Grecia, al momento dell’inserimento dei documenti nei terminali delle forze dell’ordine era scattato l’alert internazionale per la cattura.

Sul suo capo pendeva dal mese di ottobre del 2024 un mandato di arresto reso dall’Ufficio di pubblica sicurezza della Contea di Qingxu, nella provincia di Shanxi per aver dato in subaffitto in Cina dei terreni, dei quali era stato inizialmente conduttore dopo aver ottenuto una autorizzazione governativa. In base al diritto della Repubblica Popolare Cinese, questo genere di sublocazione può integrare fattispecie di reato (come l'accusa di «gestione illegale» o reati economici/finanziari). In Italia si tratta solitamente di illecito civile ma può integrare reato se il subaffitto serve a far percepire a terzi contributi comunitari. I giudici della Corte di Appello di Bari, chiamati ad esprimersi sulla estradizione, hanno deciso infine di non consegnare il cittadino cinese alle autorità del suo Paese sulla scorta, tra le altre cose, di una sentenza della Corte di Cassazione (numero 21125/2023) in tema di estradizione per l’estero.