Ieri mattina in via Copernico a Seano non era ancora giunta la notizia che il giudice del Tribunale di Pisa aveva ordinato di restituire la merce alle ditte cinesi proprietarie ed ha lasciato senza parole gli operai pachistani e bengalesi in presidio, insieme al rappresentante dei Sudd Cobas. Il presidio con tende e gazebi per ripararsi dal caldo si svolge sul marciapiede davanti alla Acca (ora il cancello è stato chiuso e all’interno c’è solo il custode) e sul marciapiede opposto, davanti ad altre ditte italiane. Ieri mattina erano una decina gli ormai ex lavoratori della Acca in presidio, sdraiati su materassini, sui lettini da campeggio. Si danno il cambio di giorno e di notte e la sera arriva la cena portata dai circoli Arci. E’ così dal 19 giugno. Un altro gruppo è in presidio fisso alla Novaplastic di Agliana. Non ci sono più le forze dell’ordine a presidiare il cancello della Acca perché è stato chiuso. Certamente, la notizia ha suscitato amarezza ma i Sudd Cobas sono abituati a lottare e di primo pomeriggio hanno convocato una conferenza stampa.
"E’ una decisione che lascia a bocca aperta - ha detto Luca Toscano dei Sudd Cobas - un attacco inaudito al diritto di sciopero ed all’articolo 40 della Costituzione. Solo pochi giorni fa il Tribunale di Prato ci aveva dato ragione ed aveva respinto un ricorso identico - firmato dallo stesso avvocato Veltri - presentato dai pronto moda e a cui si era unita anche la Acca. Il giudice del Tribunale di Prato aveva anche condannato pronto moda ed Acca al pagamento delle spese legali in favore del sindacato. Ci troviamo oggi ad apprendere dalla stampa - prima ancora che alcun provvedimento fosse notificato al sindacato - come un ricorso identico presentato al Tribunale di Pisa sia stato accolto dal giudice Salvatore Ferraro. Il giudice ha deciso con provvedimento inaudita altera parte, ovvero senza nessuna udienza e nessuna possibilità di contraddittorio. Ci è stato impedito ogni diritto di difesa. É qualcosa che non ha precedenti". I Sudd Cobas intendono replicare in tribunale: " La decisione del giudice si basa su una valanga di menzogne affermate nel ricorso da parte delle aziende. Menzogne che sono state “prese per buone” ed erette a verità senza averle nemmeno sottoposte al contraddittorio ed all’onere della prova. La decisione di procedere inaudita altera parte é stata motivata con l’arrivo dei saldi estivi. In nome loro si è sacrificato il diritto di difesa e lo stato di diritto con un provvedimento cautelare che non ha precedenti".






