Prato, 14 luglio 2026 – Ancora caporalato e sfruttamento lavorativo. Ancora un imprenditore cinese che lavora fuorilegge. La nuova inchiesta della Procura, guidata da Luca Tescaroli, mette in luce illegalità e negazione dei diritti dei lavoratori e anche la necessità di modificare, ai fini dell'efficacia investigativa, le norme di procedura giudiziaria in certi casi.

L'imprenditore agli arresti domiciliari

L'imprenditore cinese residente a Prato, molto conosciuto nell'ambito della comunità orientale, proprietario di più ditte, è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre che di impiego di manodopera clandestina. La misura cautelare è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura dopo l'interrogatorio preventivo (come da legge, la 114 del 9 agosto 2024).

Il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli

Tra l'interrogatorio e l'adozione della misura cautelare sono trascorsi 15 giorni: secondo le indagini l'uomo ha abbandonato la produzione, il capannone e il dormitorio. La sua alta capacità di mimetizzarsi nella comunità cinese ha fatto sì che si rendesse irreperibile. Nella serata di ieri si è presentato spontaneamente all’autorità, consentendo l’esecuzione della misura. Molto probabilmente lo ha fatto, su consiglio anche dei propri legali, per evitare misure più dure nei suoi confronti come gli arresti in carcere. Nel frattempo, una volta interrogato, è venuto a conoscenza di atti relativi alle indagini su produzione, operai, capannoni.