Che l'Odissea di Christopher Nolan si annunciasse come un'esperienza visiva straordinaria, 'terrific' come dicono gli inglesi, era una cosa a cui si era naturalmente preparati. Non ci aspettava però tanta meraviglia per le quasi tre ore di durata del film, in sala dal 16 luglio con Universal.

Sorprende anche di più quanto la forza di questo classico sia ancora così viva quando resta nel mito e non fa troppe inevitabili concessioni ad Hollywood. Insomma ci si incanta davvero e si torna bambini nella rappresentazione dei momenti fantastici di quest'opera di Omero, come di fronte al cavallo di legno abbandonato sul bagnasciuga (la stupenda scena iniziale) o alla visione dell'orribile e tremendo Polifemo dall'occhio verticale (grande idea) che sgranocchia i compagni di Ulisse partendo dalla testa. Infine è vera meraviglia di fronte alle molte battaglie scandite al ritmo delle musiche verticali e ossessive firmate da Ludwig Göransson, tre premi Oscar, che ha registrato con 35 gong di bronzo di diverse dimensioni, usandoli come base del suono epico e ritmato.

Per il resto "questa madre di tutte le storie", quella del 'ritorno a casa,' al di là delle inutili polemiche sulle derive woke, è scandita da tre elementi fondamentali che si legano all'antichità, ma riguardano anche il presente: 'la legge di Zeus', la sindrome post traumatica del protagonista e la maledizione dei morti insepolti. Intanto la 'legge di Zeus' ovvero la xenía, la legge sacra dell'ospitalità garantita da Zeus Xenios che prevede che il padrone di casa debba accogliere lo straniero, offrirgli cibo, acqua, un bagno, un letto e protezione. L'ospite, a sua volta, deve rispettare la casa e non abusare dell'ospitalità e appena possibile deve ricambiare.