Linarolo. È partito tutto da alcune macchinette di caffè. Un imprenditore della zona ha chiesto a un conoscente di dargli una mano per smaltire quelle che aveva fatto sostituire nella sua azienda. «Per colpa di quelle macchinette sono finito ai domiciliari», gli avrebbe detto qualche tempo dopo il 41enne Alex Casagrande, che secondo la ricostruzione della procura con questo pretesto avrebbe estorto all’imprenditore più di 5mila euro. Dovrà rispondere di questa accusa in tribunale. Dopo che la pm Chiara Giuiusa aveva chiesto il processo, il giudice Pasquale Villani ha rinviato a giudizio Casagrande, difeso dall’avvocato Massimo Lovati. Oltre a lui, sono imputati nello stesso procedimento (ma per un episodio distinto) il 55enne Domenico Fiorito e il 44enne Therens Libiati, entrambi difesi dalla legale Chiara Pedrazzi. I fatti A Casagrande vengono contestati episodi avvenuti tra l’aprile del 2024 e il gennaio del 2025. In questo periodo, secondo l’accusa, avrebbe costretto l’imprenditore a consegnargli soldi per un totale di 5.500 euro. A fine aprile 2024, Casagrande aveva ricevuto la richiesta di smaltire le macchinette del caffè. Qualche tempo dopo avrebbe ricontattato l’imprenditore «facendogli credere» di essere stato fermato dai carabinieri per quelle macchinette e di essere stato sottoposto agli arresti domiciliari. «Quelle macchinette mi hanno rovinato, ora devo pagare l’avvocato se no vado dentro», avrebbe detto Casagrande all’imprenditore. Per l’accusa, si trattava di un falso pretesto per legittimare richieste di denaro. Richieste che, nei mesi successivi, sarebbero arrivate con cadenza «quasi settimanale». La vittima della presunta estorsione lasciava i soldi in un punto concordato («al solito posto», si legge nelle chat di WhatsApp tra i due). Per fare pressione all’imprenditore, per messaggio il 41enne imputato gli avrebbe rivolto minacce esplicite: «Se non mi dai i soldi ti metto le mani addosso», «Guardati bene in giro quando ti muovi, è una promessa», «Ti rovino la vita, il mondo è piccolo», o ancora «Io e te ci spacchiamo la testa, stasera finisce male». Secondo l’accusa, avrebbe anche fatto riferimenti a problemi familiari per «aumentare la soggezione psicologica» della vittima, con frasi come «mi portano via i figli» o «mia madre sta male». Gli altri imputati Fiorito e Libiati, gli altri imputati nel processo, devono rispondere di estorsione in riferimento a un altro episodio. A maggio del 2023, dopo che l’imprenditore aveva subito un tentato furto di notte nella sua azienda, i due si sarebbero presentati nella sede. Per la procura, avrebbero costretto l’uomo a consegnare loro 200 euro «per stare tranquillo» rispetto a eventuali nuovi tentativi di furto in futuro. L’altro giorno il giudice Villani si è espresso sulla richiesta di rinvio a giudizio per i presunti responsabili di estorsione, disponendo il processo per tutti e tre. L’avvocato Fabrizio Gnocchi, che rappresenta l’imprenditore parte offesa nel procedimento, ha già fatto richiesta per la costituzione a parte civile del suo assistito. Ogni sviluppo è al momento rinviato alla prossima udienza, già fissata per la fine del mese di ottobre.
«Se non mi dai i soldi ti picchio». Prende 5mila euro a un imprenditore di Linarolo, ma va a processo
Per fare pressione all’imprenditore, per messaggio il 41enne imputato gli avrebbe rivolto minacce esplicite









